domenica 29 agosto 2010
venerdì 25 giugno 2010
SOS FOGULONES DE SANTU PEDRU E PAULU

Su vintotto de lampadas achiccamos
su fogulone, a s’imbucada
de via Balilla,(poi de s’Eden Green).
attoppae a mandigae sardina e attie
a buffae.Si cheries mandigae atteru
attiebonde,fogu già 'indàda.
Ai solstizi sono legate antichissime tradizioni, legate ai riti religiosi precedenti l’avvento della religione cristiana. Per il Solstizio d’Estate era comune festeggiare
accendendo fuochi ad indicare il passaggio da un periodo ad un altro, nel senso di Rinascita dell’Uomo.
Queste manifestazioni rituali segnavano soprattutto il legame dell’uomo con la natura e la loro continua comunione che si esaltava in diversi tipi di avvenimenti, con riti semplici e naturali, propri delle società contadine e pastorali.
L’Acqua e il Fuoco sono per antonomasia i simboli solstiziali e si ritrovano in numerose feste popolari.
Tali fuochi sono stati interpretati anche come festa in onore del Sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale, che può scacciare demoni e streghe e prevenire le malattie. E in occasione di questi fuochi, non era raro che in Sardegna si recitassero orazioni propiziatorie come quella che riporto parzialmente qua sotto, risalente probabilmente all'infausto periodo della dominazione spagnola (XV°-XVIII° secolo d.C.).
" Deu bos salvet donnu* Sole, in terras doradu sezzis exidu oe, in terras doradu sezzis essidu, a tale innanti meu l'azzis bidu, e calzadu e bestidu, e bestidu e calzadu, e bene adderettadu, adderettadu su juhu cun s'aradu, s'aradu cun su juhu cando intrat a su surcu, gasie l'adderettet su coro e-i sa mente, sa mente e-i su coro chi mi ch'enzat a domo...."
* donnu= contr. da dominu, signore.
Accudide tottu a brincare su fogu!
martedì 15 giugno 2010
Il microcredito per il sostegno alle nuove imprese

Un mutuo da 5mila a 25mila euro a tasso 0 (zero) da rimborsare fino a 6 anni senza dover presentare garanzie. E' l'agevolazione che la Regione stà realizzando nell'ambito del Programma operativo europeo, Fondo sociale europeo, Asse III.
Un mutuo da 5mila a 25 mila euro a tasso 0 (zero) da rimborsare fino a 6 anni senza dover presentare garanzie.
E’ questa l’agevolazione che la Regione ha previsto di realizzare nell’ambito del Programma operativo regionale, Fondo sociale europeo 2007/2013.
L’iniziativa è rivolta sia a soggetti che vogliano avviare una nuova iniziativa imprenditoriale in Sardegna o realizzare un nuovo investimento nell’ambito di iniziative già avviate da non più di 36 mesi nel territorio regionale e che, per condizioni soggettive o oggettive, trovino difficoltà ad accedere ai canali tradizionali del credito.
In particolare l’iniziativa è rivolta a:
- donne;
- giovani entro i 40 anni;
- soggetti svantaggiati così come individuati dalla legge regionale n.16 del 1997 tra cui, a titolo esemplificativo i soggetti diversamente abili, migranti, ex detenuti, ex tossicodipendenti…..);
- soggetti a rischio di esclusione sociale (over 50, disoccupati o inoccupati, cassa integrati);
- famiglie monoparentali;
- coloro che non posseggano un diploma di scuola media superiore o professionale;
- nuovi imprenditori (inclusi i titolari di impresa da non più di 36 mesi all’atto di presentazione della domanda).
L’impresa destinataria potrà anche richiedere, a titolo completamente gratuito, un servizio di supporto ed assistenza che ha lo scopo di affiancare il singolo destinatario nella costituzione della propria iniziativa imprenditoriale o nell’avvio del progetto richiesto, allo scopo di migliorare la sostenibilità dell’iniziativa finanziata.
Le richieste possono essere presentate a partire dal 31 maggio 2010. La domanda va presentata in forma elettronica sul sito della Sfirs. Entro i 7 giorni successivi, i soggetti interessati, devono inviare la stampa della domanda presentata on line, e i documenti da allegare al seguente indirizzo:
Fondo Microcredito FSE
c/o SFIRS S.p.A.
Via Santa Margherita, 4 – 09124 Cagliari
per ulteriori info consultare i documenti e i procedimenti:
http://www.regione.sardegna.it/primopiano2010/1.html
giovedì 20 maggio 2010
Fondi per l'illuminazione pubblica, prorogata la conclusione delle opere
Entro il prossimo 30 giugno, gli enti locali dovranno comunicare al Servizio della Sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi dell'Assessorato, lo stato di attuazione degli interventi e i tempi previsti per la conclusione, utilizzando l'apposito modello predisposto.
www.regionesardegna.it
venerdì 14 maggio 2010
Elezioni, favori e debito pubblico.
Quante volte siete stati “chiamati alle urne” negli ultimi 15 anni? Compresi i referendum, una ventina di volte.
Viviamo in una campagna elettorale permanente: politiche, amministrative regionali, amministrative provinciali, amministrative comunali, amministrative posticipate (come in Sardegna quest’anno), elezioni anticipate, referendum, elezioni europee.
Abbiamo votato nel 2006, quindi eravamo in campagna elettorale dal 2005, poi elezioni anticipate nel 2008, nel 2009 ci siamo occupati di prepararci per le amministrative del 2010 e fra un po’ bisognerà iniziare a preoccuparsi delle elezioni politiche del 2013, sempre che nel frattempo non spuntino altre amministrative, o non cada il governo.
Una continua, insistente campagna elettorale. Una insostenibile campagna elettorale.
Perché una continua campagna elettorale è insostenibile? Spesso, purtroppo l’anno prima delle elezioni sembra un “leggificio”, per l'improvvisa distribuzione di provvedimenti, opere, assunzioni e finanziamenti. Che cosa pensiamo di solito di fronte alle improvvise attenzioni dei politici? “Eh, si vede che ci sono le elezioni”… Controllando il numero delle leggi adottate dai governi regionali in periodo pre-elettorale, si può facilmente averne conferma: in media un aumento del 25% del numero dei provvedimenti, con punte del 200%.
A parte la realizzazione di atti dovuti e convenienti alla collettività e che invece si sarebbero dovuti intraprendere ben prima della scadenza elettorale, che tipo di provvedimenti sono quelli adottati a ridosso delle elezioni? Sono di solito la distribuzione di “favori” a persone o gruppi particolari, che non portano beneficio all’insieme dei cittadini, però spendendo soldi che sono di tutti i cittadini.
Tutto ciò ha conseguenze negative sulle finanze pubbliche locali e nazionali: non rimangono soldi per i servizi fondamentali, come scuola, sanità, politiche sociali, sostegno all’economia e intanto cresce il debito pubblico (su cui si paga un interesse).
Con il nostro “ceto politico” occupato in questa continua campagna elettorale, che programmazione, che logica di medio e lungo periodo ci si può aspettare? Se pure si rintraccia una certa coerenza nell’azione di governo, sia locale che nazionale, questa sindrome da continua campagna elettorale causa sprechi, favoritismi, mancanza di trasparenza, relazioni di tipo clientelare fra cittadini ed amministratori. E se molti cittadini votano in base a questa impropria distribuzione di prebende, come possono valutare l'effettiva efficacia e convenienza di un certo governo o amministrazione?
Qualcuno dice che questo sistema di concessione di “favori” sia la base della pace sociale in Italia: avremo pure bassi stipendi e alta tassazione, ma, chi più chi meno, abbiamo accesso a questo tipo di “integrazione del reddito”. Ragion per cui nessuno davvero protesta per questo stato di cose: chiediamo “piaceri” all’eletto di turno, votiamo per convenienza e scambio.
In questo modo si forma un circolo vizioso di cattivo uso delle risorse pubbliche, servizi pubblici inefficienti, bassi redditi che vanno investiti in parte in supplire alle mancanze dei servizi pubblici, quindi richiesta di nuovi “favori” ai politici di turno per integrare il basso reddito, nuovi sprechi, pochi soldi per i servizi pubblici ecc. ecc.
Inoltre, già da qualche anno l’Italia funziona in base a un deficit permanente, ossia, lo Stato fa tutto “a debito”. Un po’ come tutti gli Stati, bisogna dirlo. Comunque sia, e al netto di considerazioni sulla sostenibilità dell’attuale sistema finanziario internazionale, fare debiti e poi sprecare non è un comportamento sano.
Solo che non sprecare non vuol dire unicamente tagliare la spesa pubblica, ossia, come vediamo nel caso greco, tagliare lo stato sociale. Non sprecare significare prima di tutto utilizzare meglio le risorse a disposizione, creando valore aggiunto per tutti e sostenibilità.
Vuoi mettere la soddisfazione di non farti dire dal burocrate del Fondo Monetario Internazionale che devi tirare la cinghia, che ti tagliano lo stipendio, la pensione, le prestazioni sanitarie, i fondi alle scuole, ti aumentano l’IVA anche sul pane, la pasta, l’acqua, la carne e gli ortaggi e altri beni di prima necessità?
Ammetto che in Italia questo implicherebbe un profondo cambio di mentalità, sia dei cittadini, che dei politici, che di colore che lavorano nelle pubbliche amministrazioni, per creare una nuova maniera di bilanciare interessi privati e pubblici.
Non so esattamente quale sia la situazione villanovese riguardo questo tipo di “welfare sostitutivo”,ma candidati, sostenitori, cittadini e beneficiari di finanziamenti pubblici, dovrebbero cominciare a riflettere su come raggiungere una migliore gestione dei fondi pubblici (di ognuno di noi), per il beneficio di tutti. Un investimento pubblico, deve sempre creare qualche tipo di valore aggiunto per la collettività, deve essere un investimento per creare una migliore situazione socio-economica, non solo un modo di mantenere lo status quo. Qualcosa che permetta di nuotare, non solo galleggiare.
Alessandra Arru
domenica 2 maggio 2010
Buche a Biddanoa
Buche a Biddanoa from BiddanoaTv on Vimeo.
martedì 20 aprile 2010
Timbro digitale, prosegue opera semplificazione burocrazia
CAGLIARI, 15 APRILE 2010 - "Il timbro digitale rientra in un progetto ampio e ambizioso, che stiamo portando avanti sin dall’insediamento della Giunta regionale: il processo di informatizzazione, semplificazione e alleggerimento della burocrazia amministrativa”.
Con queste parole l’assessore degli Affari generali, Ketty Corona, ha suggellato la firma del protocollo d’intesa, tra il prefetto Giovanni Balsamo e il sindaco di Cagliari Emilio Floris, per la sperimentazione del timbro digitale che permette l’autenticazione delle certificazioni anagrafiche e di stato civile, la cui licenza è stata acquistata dalla Regione nel dicembre 2009. Pochi mesi dopo, quindi, il timbro digitale ha piena applicazione: viene offerto ai cittadini un servizio innovativo che consente di stampare da qualsiasi postazione internet certificati anagrafici e documenti con validità giuridico - legale evitando lunghe file agli sportelli pubblici.
Pertanto meno incombenze per i cittadini sardi e maggiore supporto agli enti locali, soprattutto ai comuni isolani meno popolosi. Cagliari sarà il primo a sperimentare questa rivoluzione, con relativo risparmio di tempo e denaro, che la Regione garantisce attraverso l’applicazione del timbro digitale, con effetti decisivi anche nell’opera di de–materializzazione dei documenti e degli archivi amministrativi. Per ricevere dalla Regione il timbro digitale hanno manifestato formalmente il loro interesse anche l’Ente Foreste, il comune di Sassari, quello di Tempio, la Provincia di Oristano e l’Università di Cagliari. “Abbiamo messo a disposizione la licenza del software – ha affermato l’Assessore Corona - di tutti i comuni sardi, delle province, dei centri di ricerca e delle Università. Attraverso il progetto “Comunas” sosterremo i comuni meno popolosi fornendo l’hardware necessario”.
ll timbro digitale è un codice grafico bidimensionale che contiene il documento informatico e la firma digitale. La sua applicazione mantiene inalterata nel processo di stampa la validità legale di un documento informatico firmato digitalmente, che può essere letto e decodificato tramite uno scanner e un apposito software. Permette inoltre l’emissione di un certificato via web con risparmi di tempo per i cittadini e di costi per il comune (è stato stimato un costo di circa 9 euro per un certificato emesso con modalità tradizionale, il solo comune di Cagliari ne produce in media 70mila all’anno). La prima tappa nell’acquisizione della licenza risale a novembre 2009, quando la Regione Sardegna ha firmato un protocollo d’intesa col Ministero dell’Interno sul collegamento INA - SAIA, che prevedeva esplicitamente la sperimentazione dell’emissione di certificati anagrafici e di stato civile con timbro digitale.
L’acquisizione della licenza è del dicembre successivo. Il 3 marzo di quest’anno, è invece arrivata la comunicazione della Regione con il contratto pubblico per licenza d’uso per il timbro digitale, per effetto del quale il comune di Cagliari sarà il primo di tanti comuni sardi, che seguiranno, ad attivare il sistema innovativo.
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venerdì 16 aprile 2010
L'Ente Foreste stabilizza 1.050 operai forestali
CAGLIARI, 14 APRILE 2010 - "Saranno stabilizzati entro il mese di Aprile 798 operai dei cantieri forestali della Sardegna, mentre per altri 252 le procedure partiranno entro il 1 maggio, completando un percorso avviato grazie alla decisione assunta dal Consiglio Regionale nell'ultima finanziaria, che consentirà di assumere a tempo indeterminato 1050 operai che fino ad oggi erano assunti con contratti stagionali". L'annuncio dell'assessore regionale dell'Ambiente, Giuliano Uras, che ha voluto sottolineare l’importante e fondamentale ruolo degli operai forestali nella pulizia dei boschi, nella campagna antincendio e, in alcuni casi, in operazioni di protezione civile.
La stabilizzazione costerà circa 8 milioni di euro l'anno. Il presidente dell'Ente Foreste, Salvatore Paolo Farina, ha voluto sottolineare come "nei territori presidiati dagli operai lo scorso anno è andato in fumo solo 1 ettaro, anche in un annata particolarmente difficile sul fronte degli incendi boschivi. Gli operai - ha concluso Farina - verranno inoltre impiegati sia nella prima tranche delle ippovie della Sardegna, sia per l'iniziativa Foreste Aperte che quest'anno prevede nove eventi, tre in più rispetto al 2009.
www.regionesardegna.it
giovedì 15 aprile 2010
Brigata Sassari, i ragazzi del 151º reggimento finalmente a casa
In aeroporto ad accogliere i soldati c’erano mogli, fidanzate, genitori e figli. E a rendere onore a loro e alla bandiera c’erano il presidente Ugo Cappellacci, l’assessore all’Industria Sandro Angioni, il sindaco di Cagliari Emilio Floris, il generale Sandro Santroni e l’ammiraglio Gerard Tarricone, massime autorità militari dell’isola. La missione non è stata semplice. A gennaio i Sassarini sono stati impegnati per più di 72 ore nei combattimenti nella base avanzata di Bala Murghab.
L’impegno dei soldati del 151º, come ha ricordato il colonnello Andreottola parlando con Cappellacci (che il 23 dicembre scorso aveva incontrato la Brigata Sassari a Herat) è valso a rendere più sicura l’area occidentale della provincia di Herat e ad accrescere la fiducia della popolazione nei confronti del Governo della Repubblica islamica dell’Afghanistan (Giroa) e delle forze di Isaf. Per il 151º reggimento si è trattato del secondo impegno in Afghanistan in due anni. Tra una settimana, intanto, è atteso il rientro dei ragazzi del 152º, che ha sede a Sassari. Anche loro da sei mesi sono impegnati in Afghanistan nella missione di «peacekeeping»: un periodo duro, durante il quale i «dimonios» hanno dovuto affrontare i frequenti attacchi dei talebani. Tra qualche giorno cederanno il posto di comando al Reggimento alpini.
www.lanuovasardegna.it
Europeando, bando per manager e inoccupati
Nel primo caso sono previsti percorsi di alta formazione e visite studio in realtà di rilievo di tutta l’Europa e del resto d’Italia: consisteranno in stage di tipo conoscitivo o incontri seminariali, che permettano l’acquisizione di nuove competenze in una logica di rete con altri territori. Le risorse stanziate dalla Regione, attraverso il Por Fse, ammontano a un milione 500mila euro.
Nel secondo caso, l’intervento (un milione di euro per la sola formazione) mira a tradurre le idee d’impresa di disoccupati e inoccupati nell’avvio concreto dell’attività imprenditoriale, sempre con un percorso formativo e le visite studio in aziende nazionali ed europee, sotto la guida di un tutor nel periodo di start up e sino alla stesura del business plan. È previsto un incentivo economico da parte della Regione per l’avvio d’impresa, anche con l’utilizzo del Fondo Microcredito, uno strumento di grande impatto voluto dal presidente Cappellacci per far fronte al periodo di crisi economica.
«È fondamentale il coinvolgimento delle associazioni datoriali in questa fase di scrittura del bando – commenta l’assessore regionale del Lavoro, Franco Manca – loro ci forniranno suggerimenti utili, tagliati sulle reali esigenze delle imprese per qualificare il management. Insieme, individueremo i settori strategici d’intervento. Avremo un occhio di riguardo nei confronti di chi desidera fare autoimpresa e scommettere su se stesso e su un’idea vincente che può creare nuova occupazione. La presenza del tutor, per un periodo limitato, servirà da punto di riferimento nella fase più delicata».
venerdì 9 aprile 2010
Pulizia sottobosco in cambio di legna
La proposta arriva dal consigliere regionale del Pdl ed unico rappresentante del Sarrabus nell'assemblea sarda, Eugenio Murgioni. «Il punto fondamentale - ha spiegato Murgioni - è coinvolgere i cittadini nella pulizia del sottobosco del sud-est dell'Isola. Assegnando alle famiglie che manifestino interesse, porzioni di territorio da cui ricavare gratuitamente il legnatico in cambio di un impegno alla pulizia della sezione di sottobosco assegnato. Naturalmente, il taglio della legna, non deve avvenire in modo indiscriminato ma con modalità che lo stesso Ente Foreste deve mettere a punto».
Quale il vantaggio immediato? «Una più efficace protezione antincendio - ha puntualizzato l'esponente del Pdl - grazie alla pulizia dei boschi affidata ai cittadini, un fatto che permetterebbe alla Regione di effettuare notevoli risparmi sulle spese che ogni anno vengono affrontate per prevenire la piaga degli incendi. Proprio grazie a questi risparmi, sarebbe possibile effettuare investimenti per il recupero e la predisposizione di percorsi naturalistici, spazi soste e punti di ristoro, della cui gestione sarebbero incaricati giovani della zona. Una foresta che tornerebbe quindi a disposizione di tutti, realizzando anche la tanto decantata integrazione fra mare e montagna, così importante per il nostro turismo».
«Una motivazione in più, inoltre, anche per allungare la stagione turistica – ha concluso Murgioni - partendo proprio dalle zone interne. Un'operazione di cui potrebbero beneficiare anche gli operai forestali che assumerebbero la funzione di guide naturalistiche, una volta 'alleggeriti' dei loro abituali compiti che sarebbero svolti dai privati cittadini assegnatari delle singole porzioni di foresta».
www.alguer.it
martedì 30 marzo 2010
In Sardegna si vota il 30 e 31 maggio
CAGLIARI, 30 MARZO 2010 - In Sardegna si voterà il 30 e il 31 maggio 2010 per il rinnovo dei consigli provinciali e comunali e per l’elezione diretta dei Presidenti delle Province e dei Sindaci. La data viene fissata dalla Giunta su proposta dell’Assessore Asunis dopo che si è superato con inconsueta rapidità l’ostacolo determinato dall’annullamento dei collegi della provincia di Oristano da parte del TAR Sardegna.
Con la loro ricostituzione è stata dunque identificata la prima data utile, necessariamente per una questione di tempi e per rispettare i termini di legge, nei giorni del 30 e 31 maggio.
L'appuntamento costituisce un importante momento di verifica per tutti gli enti locali interessati, si vota infatti in circa la metà dei Comuni e in tutte le Province.
Ma soprattutto l’appuntamento elettorale costituisce un momento particolarmente significativo per le nuove province che hanno compiuto il loro primo mandato amministrativo e si tratterà quindi di un importantissimo test di verifica di queste nuove istituzioni autonomistiche che hanno compiuto la loro prima.
Il voto elettorale esprimerà quindi il grado di apprezzamento che gli elettori hanno nei confronti di queste nuove istituzioni.
Ma non sono solo le nuove Province quelle interessate all’appuntamento elettorale, anche quelle storiche saranno sottoposte al vaglio elettorale nella loro nuova dimensione dettata dalla nascita delle nuove province e sarà dunque un momento di verifica per i vari territori che vengono rappresentati e gli equilibri che si conseguiranno specie per quanto riguarda le nuove politiche di sviluppo locale.
Ma saranno i Comuni i protagonisti della scadenza elettorale con due comuni capoluogo come Sassari e Nuoro in scadenza ed altri comuni come Quartu e Portotorres che, in questo periodo di crisi, assumono particolare rilevanza.
L’appuntamento elettorale ha quindi un rilievo particolare, rappresenta infatti la prima verifica per le nuove province, un test rilevante per le vecchie province e per i Comuni capoluogo. Un test importante per comuni come Quartu e soprattutto per Portotorres, colpito dalla crisi industriale.
Un test plurimo per la Sardegna e quindi importante anche per la regione nel suo complesso visto che le urne si apriranno in 176 Comuni e in tutte e 8 le Province secondo questa suddivisione: 30 Comuni in provincia di Cagliari, 7 su Carbonia-Iglesias, 16 nel Medio Campidano, 45 in provincia di Oristano, 28 in quella di Nuoro, 7 nell'Ogliastra, 30 in provincia di Sassari e 13 in quella di Olbia-Tempio.
Nella riunione odierna dell’esecutivo che si è tenuta nell'isola dell’Asinara è stato infine deciso che per lo svolgimento delle operazioni elettorali e per gli adempimenti connessi e conseguenti a questa delibera vengono confermate le competenze statali in materia di convocazione di comizi elettorali per il 30 e 31 maggio.
www.regionesardegna.it
venerdì 26 marzo 2010
La cosa di tutti, la politica di pochi: l'Italia e Villanova
Da tempo si parla di calo nella partecipazione democratica e disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, sia come effetto della fine della contrapposizione ideologica della guerra fredda, sia a causa della percezione della politica come cosa di pochi che occupano posizioni di potere e fanno un po’ quello che gli pare.
L’immagine dei politici è completamente appannata, sono spesso percepiti come inamovibili gestori del potere e delle risorse pubbliche, a cui eventualmente appellarsi in caso di bisogno. Come anche gli scandali degli ultimi tempi hanno indicato, in Italia vi è una forte tendenza a considerare la politica come un gioco di distribuzione di prebende fra amici, parenti, colleghi, soci: chi occupa il posto del gestore favorisce il suo clan, mentre gli amministrati trovano inevitabile rivolgersi al politico di turno per un lavoro, un finanziamento, una leggina ad hoc, un permesso…
Questo modus operandi ha due effetti deleteri:
- la neutralità e l’efficacia amministrativa vengono meno, con conseguente spreco di risorse, bisogni inattesi, blocco dello sviluppo economico, arbitrarietà dei regolamenti e della loro applicazione;
- fra i cittadini si fa avanti una mentalità più tipica del suddito che di un membro del corpo sociale che detiene la sovranità, titolare di diritti inalienabili e doveri nei confronti del resto del corpo sociale.
I cittadini in Italia sono sovrani, ma se lo dimenticano spesso. Politici e amministratori sono solo dei “delegati”, che devono rispondere del loro operato ai cittadini. Non devono essere i cittadini a dipendere dai politici, ma i politici a dipendere dai cittadini.
L’Italia è una repubblica democratica. Repubblica viene dal latino “res publica”, ossia “cosa di tutti”, democrazia viene dal greco “demos (popolo) e kratos (potere)”, ossia governo del popolo: lo Stato Italiano è patrimonio di tutti, da gestirsi con la partecipazione di ciascuno. Le istituzioni, la burocrazia statale, i vari centri amministrativi locali e persino le libere associazioni di cittadini devono rispettare i suddetti principi, garantendo trasparenza, uguaglianza di trattamento per i cittadini e possibilità di partecipazione.
Una democrazia che soffra di disaffezione o in cui i cittadini lascino a politici e amministratori mano libera nella gestione della cosa pubblica, senza chiedere trasparenza, uguaglianza e partecipazione, è di per sé una democrazia mal funzionante. Se il popolo sovrano non partecipa alla gestione dello Stato, il fondamento stesso della repubblica democratica viene meno. Ogni cittadino è, e soprattutto deve considerare se stesso, uno stake holder, ossia detentore di interessi, che deve essere rappresentato nell’arena pubblica. Quando i cittadini non partecipano e non chiedono conto agli amministratori del loro operato, i loro bisogni finiranno per essere ignorati. Rimanendo attivi, invece, essi si garantiscono un migliore funzionamento delle istituzioni, e danno il loro contributo all'arricchimento della vita politica e civile del paese.
Non tutti i bisogni potranno essere soddisfatti (la perfezione non esiste), ma una più attiva partecipazione eviterebbe un’appropriazione del pubblico da parte dei gestori, e permetterebbe la formazione e applicazione di regole chiare e trasparenti che favoriscano la tutela dei diritti di tutti e siano base per uno sviluppo economico armonico dal punto di vista sociale ed ecologico. Non c’è bisogno di un assistenzialismo che mortifica il cittadino, ma di una piattaforma di regole e provvedimenti che favoriscano lo sviluppo delle sue potenzialità e garantiscano suoi i diritti, in primis quello dell’accesso alle risorse pubbliche.
Il discorso ci porta così alla funzione che un’amministrazione locale può avere rispetto alla soddisfazione dei bisogni dei propri cittadini e alla promozione dello sviluppo economico. In questi ultimi anni le amministrazioni comunali sono state fatte responsabili di un gran numero di servizi e di nuovi compiti amministrativi, a cui si è contrapposta una diminuzione delle risorse disponibili, che ha colpito soprattutto i piccoli comuni. In questo panorama è necessario, quindi, che l’azione politica ed amministrativa si faccia sempre più efficace, trasparente ed aperta. Non ci possiamo permettere di sprecare risorse, per cui un metodo decisionale aperto e inclusivo e il controllo sulla bontà delle decisioni prese sono fondamentali.
Il che ci porta a Villanova: al grande attivismo di coloro che sono direttamente coinvolti nella formazione delle liste e dei programmi, si contrappone la poca attenzione o indifferenza del resto del paese. Quest’anno, vista la probabile presentazione di 3 liste, il numero di coloro che sono coinvolti è fortunatamente maggiore. Facendo memoria, ricordo il vecchio schema della vita politica del paese, destra contro sinistra, la politica una cosa per pochi, considerati i soliti volti noti. Un po’ paradossale in un paese di 2500 persone, a misura di democrazia diretta.
Vista la sonnacchiosa atmosfera, e assodato il bisogno di idee, efficienza, trasparenza, nonché la generalizzata reticenza a buttarsi nell’arena politica, che possono fare i soliti noti per coinvolgere il resto della popolazione, generare un sano dibattito sul futuro del paese e far venire a galla esigenze e potenzialità del maggior numero di cittadini possibili? Devono promuovere la partecipazione. L’importante non è solo presentare una lista, ma fare che sia rappresentativa di tutte le categorie sociali del paese, da un punto di vista del genere, età, attività produttive, bisogni e possibilità. L’importante non è solo presentare una lista, ma far si che questa si appoggi a un programma solido, strutturato, innovativo, alla cui stesura abbia contribuito il maggior numero di cittadini possibile.
In questo senso, questa campagna elettorale risulta animata, grazie all’iniziativa di una delle liste (Idea Futuro n.d.r.) da una serie di riunioni pubbliche, generali e tematiche, che spero possano diventare la regola della vita politica del paese.I promotori della lista e coloro che vi hanno aderito hanno deciso di credere nel valore della partecipazione e della condivisione: e infatti le riunioni si sono dimostrate feconde di idee e catalizzatrici di nuove collaborazioni e iniziative. Ne risultata accresciuta la fiducia sulle possibilità di Villanova e nelle capacità dei suoi cittadini di costruirsi un futuro migliore. Sono molte le cose che si possono fare e molte le idee da realizzare. Il Municipio non è una torta da spartire, ma una piattaforma comune da gestire saggiamente.
Perché imitare il malfunzionamento della “grande politica”, se a livello locale possiamo promuovere un miglioramento del modo di fare politica che renda più vero il dettato costituzionale per cui l’Italia è una repubblica democratica?
lunedì 22 marzo 2010
Architettura, oltre 2mila firme in 15 ore
La raccolta firme continua nei prossimi giorni mediante altre postazioni predisposte su Alghero e Sassari e prosegue anche on-line sul sito della Facoltà di Alghero (si ricorda a tutti che si tratta di una nuova sottoscrizione, successiva a quella "dei tremila", quindi si può e si deve firmare di nuovo).
Questa fase della campagna avrà il suo momento culminante nella grande assemblea di lunedì 29 marzo in Piazza Sulis alle ore 10.00, preceduta da un corteo che partirà alle ore 9.00 dall’Asilo Sella (via Garibaldi, Alghero). Dopo la vicinanza del Governatore Cappellacci, che contattando telefonicamente il preside Maciocco ha espresso la sua intenzione di risolvere il problema fondi, si attendono i passi decisivi.
domenica 21 marzo 2010
Surf In Sardinia, internet gratuit

Il progetto, di concerto con l’Assessorato regionale dei Trasporti, prevede la realizzazione di punti d’accesso gratuiti a internet in stazioni portuali e aeroportuali e nei luoghi di maggiore afflusso turistico, come per esempio i porti turistici. Gli “hotspot wifi” saranno fruibili tramite registrazione on line (via cellulare) o off line (nei chioschi informativi attrezzati). Il servizio sarà attivo tutto l’anno.
Gli “hot spot” del progetto “Surf in Sardinia” saranno il primo punto di contatto per chi visita l’Isola, che avrà la possibilità di accedere gratuitamente a servizi informativi legati alla mobilità, al turismo e alla valorizzazione del patrimonio culturale – ambientale. Chi viaggia e sbarca nei porti e negli aeroporti della Sardegna può registrarsi al sistema e avere a disposizione un ‘pacchetto’ di ore gratuito per navigare su internet, avere informazioni sulle località nelle vicinanze e programmare itinerari.
L’avvio di “Surf in Sardinia” è previsto per la stagione estiva. Il 22 marzo è la scadenza, prevista dal bando, per la ricezione delle offerte della gara. Dopo la firma del contratto la società che si aggiudicherà l’appalto avrà a disposizione 30 giorni per attivare i primi 20 hot spot in porti e aeroporti. Si prevede che siano pronti entro giugno. Il cronoprogramma stabilisce la realizzazione di altri 50 punti d’accesso prima del termine dell’estate.
giovedì 18 marzo 2010
Acqua, tariffe aumentate del 6%

I sindaci contro la privatizzazione. Cherchi: la Regione deve intervenire
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Anche in Sardegna l’acqua sarà privatizzata e i sindaci non solo sono preoccupati ma sono decisi a dare battaglia. I primi cittadini ne hanno parlato nei lavori dell’ultima seduta del Consiglio regionale dell’Anci e hanno deciso di convocarsi per giovedì 25 marzo in assemblea generale.
«L’acqua è un bene di tutti e non deve essere gestita come una merce qualsiasi», è stata la tesi sostenuta dal sindaco di Suelli, Roberto Aru, che ha svolto all’Anci una relazione sullo «stato» del settore idrico. Una situazione che, come tutti gli utenti di Abbanoa sanno, è delicata per una serie di fattori e naturalmente per il rincaro delle tariffe che il commissario dell’Autorità d’ambito ha aumentato del sei per cento, come ha denunciato il presidente dell’Anci, Tore Cherchi.
Il no alla privatizzazione dell’acqua, da parte dei sindaci, è netto. E la data che dovrebbe segnare la svolta è già scritta: il 31 dicembre di quest’anno, giorno in cui, secondo un decreto del governo, cesserà l’affidamento in house del servizio idrico a favore di una gestione totalmente privatizzata o affidata a una società mista pubblico-privata con il socio partecipante almeno al quaranta per cento.
«Tutto questo avviene mentre in Francia stanno tornando indietro dalla privatizzazione», afferma Tore Cherchi, «su un bene primario non devono essere fatti profitti e la privatizzazione all’esterno ha dimostrato di non creare efficienza ma solo maggiori costi per i cittadini». L’Anci si rivolge alla Regione: «Deve rompere il silenzio e battersi per ottenere la deroga prevista dalla legge. La gestione deve restare pubblica». Ma non è tutto. L’associazione dei Comuni è indignata per «il persistere del commissariamento dell’Ato, il Consorzio obbligatorio dei comuni per il servizio idrico integrato. «Il commissario», ricorda Cherchi, «deve limitarsi all’ordinaria amministrazione e indire le elezioni degli organi del consorzio. Invece fa l’esatto contrario: ha aumentato le tariffe e prepara il nuovo Piano d’ambito».
Giovedì 25 i sindaci daranno l’ultimatum alla Regione. Se la Giunta Cappellacci non dovesse intervenire potrebbero essere avviata un’a azione legale. Infine il ruolo di Abbanoa contro cui i cittadini sono sempre più inferociti: «A ragione», sostiene l’Anci in un documento, «perché la carte dei servizi è spesso disattesa». Una gestione che risente della situazione finanziaria sull’orlo del baratro per la sottocapitalizzazione e per le difficoltà nella riscossione delle bollette. E che porta a gravi disfunzioni come risulta, ad esempio, dagli impianti di depurazione: circa la metà ha problemi strutturali e gestionali. In alcune aree a forte vocazione turistica, dove d’estate la popolazione è moltiplicata, gli impianti non reggono. «Servono azioni urgenti per rendere efficiente il servizio integrato». E servono investimenti.
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mercoledì 17 marzo 2010
martedì 16 marzo 2010
Parchi eolici - presidente Cappellacci, li farà Regione e divieto assoluto impianti off-shore
CAGLIARI, 12 MARZO 2010 - La Regione ribadisce il suo no agli impianti eolici off-shore ("abbiamo già incaricato l'Ufficio legale di notificare alla Capitaneria di porto la nostra netta opposizione al rilascio di qualsiasi autorizzazione") mentre i parchi eolici tradizionali - fatti salvi i diritti acquisiti e quelli per cui si sono già concluse le procedure - saranno da ora in poi realizzati e gestiti direttamente dalla Regione attraverso un'apposita Agenzia. L’ha annunciato il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, illustrando in una conferenza stampa i contenuti di tre delibere approvate oggi dall’esecutivo regionale. Per il governatore, il blocco dello sviluppo dei parchi eolici nell’isola ("la cui realizzazione è fortemente impattante sul piano ambientale e paesaggistico") non riguarderà solo gli impianti per l’autoproduzione e l’autoconsumo, come nel caso di Portovesme.
"La Sardegna guarda con grande attenzione allo sviluppo dell’energia dalle fonti rinnovabili - ha spiegato il presidente - e, proprio per questo, abbiamo deciso che, d'ora in poi, la Regione gestirà direttamente, in proprio, la realizzazione dei parchi eolici, con la costituzione della società Sardegna Energia che si occuperà non solo di impianti per la produzione dell’energia dal vento, ma anche di tutte le energie rinnovabili".
Riguardo, invece, il progetto di un parco eolico nel Golfo di Cagliari, la Giunta ha previsto che gli uffici legali della Regione notifichino immediatamente, alle Capitanerie di porto interessate, una diffida con cui si manifesta il "dissenso radicale della Sardegna alla realizzazione di simili iniziative", in conformità anche a quanto previsto dalla legge regionale 4 del 2009 (Piano casa) e dalle norme del Piano Paesaggistico.
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lunedì 15 marzo 2010
L’ovvietà e la politica: “ragionevolezze”.

Tempo fa si parlava molto del cosiddetto “principio una chiesa – una moschea”. Il “principio” stabilirebbe una linea d’azione per lo Stato Italiano in tema di autorizzazioni alla costruzione di moschee: lo Stato Italiano concede il permesso per l’edificazione di una moschea se lo Stato di provenienza dei fedeli musulmani accede a far costruire una chiesa. Finalità ultima del “principio” sarebbe educare i paesi e fedeli musulmani al rispetto dei diritti umani, soprattutto la libertà di culto. [1]
Suona ragionevole, ma porta con sé una serie di problemi pratici e questioni di diritto e principio:
- I fedeli musulmani si riuniscono in base alla loro fede, non nazionalità. Se un paio di piccoli paesi concedono il permesso di costruire chiese, lo Stato Italiano concede il permesso per la moschea, o si utilizzerà un qualche sistema basato sulla percentuale delle nazionalità o vale solo se a concedere il permesso sono grandi paesi come Iran, Sudan, Pakistan?
- Chi chiede il permesso per la costruzione della chiesa? Le eventuali comunità cattoliche negli stati a maggioranza musulmana (o veri e propri stati confessionali), lo Stato Italiano o sono i musulmani residenti nel nostro paese a dover sottoporre la questione ai loro Stati?
- In tutti e tre i casi, con quanti Stati l’Italia può permettersi di avere relazioni tese?
- Lo Stato Italiano rispetta la libertà di culto e non è uno stato confessionale, non ha una religione di stato, non è quindi suo compito fare pressioni per la costruzione di nessun tipo di edificio di culto, di nessun credo religioso, in nessun luogo.
- Se davvero si persegue il fine di educare al rispetto della libertà religiosa e rispetto dei diritti umani, come lo si può fare usando i fedeli musulmani in Italia come “ostaggi” delle eventuali dispute in materia fra lo Stato Italiano e i loro Stati di provenienza?
Tutto ciò è detto al netto di considerazioni sulla generale diffidenza riguardo all’Islam, questioni d’integrazione, terrorismo, ed eventualmente di tutela delle identità locali: il principio porta molti problemi e non si occupa di questi temi, che sono quelli che davvero contano.
Dare o no la concessione per la costruzione di un edificio di culto, cattolico, protestante, musulmano, indù, taoista, ecc., è una questione interna allo Stato Italiano, che da solo dovrebbe trovare criteri ragionevoli,che bilancino le varie istanze, per stabilire la possibilità o meno di dare l’autorizzazione.
[1] L’articolo non si occupa di questioni tecniche, non esprime nessun giudizio di valore nei confronti di nessun credo religioso, né si occupa del valore pubblico delle religioni, dei loro contenuti e manifestazioni.
Percorsi di rientro per il Master & Back

CAGLIARI - Tutto come ampiamente previsto e denunciato dal comitato Master & Back. Tutti in fila dalle ore 19 di domenica, in attesa della fatidica apertura del protocollo per la consegna delle domande per i percorsi di rientro inseriti nel bando per il Master & Back, prevista per le ore 11 di oggi (lunedì). I termini della presentazione delle domande congiunte alla regione, per poter iniziare ad operare, la cui scadenza era inizialmente prevista al 31 marzo, è stata comunque posticipata al 31 maggio 2010.
Nonostante le rassicurazioni politiche sulla copertura finanziaria per tutti i laureati che hanno presentato la domanda di inserimento nelle vetrine regionali (circa 1000 persone altamente qualificate) però, in molti hanno preferito non fidarsi e bivaccare dinnanzi all'agenzia regionale per il lavoro per la consegna delle domande. Montato all'ingresso dell'ufficio regionale un tendone della Protezione civile, c'è il servizio d'ordine e le ambulanze del 118.
Nella foto: la fila dinnanzi agli uffici della Regione questa mattina a Cagliari
venerdì 12 marzo 2010
Sassari-Olbia, tutti contro l'Anas
Ieri il presidente della Regione ha scritto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi per far presente la «situazione di costante pericolo», l’inadeguatezza della sezione stradale, l’alto tasso di incidenti. «Si tratta», ha scritto Cappellacci, «di una vera e propria emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti, anche straordinari, che la normativa in vigore pone a disposizione del Governo nazionale». Da qui la richiesta di dichiarare lo stato di emergenza «per la realizzazione delle opere già previste per porre in sicurezza la statale». E di chiedere la nomina a commissario per il presidente della Giunta. Una tesi che non convince il deputato Pd Giulio Calvisi: «Due giorni fa doveva esserci l’ordinanza ma nessuno ne sa niente. Cappellacci deve chiarire se c’è stato un provvedimento che riporta tutto alle procedure ordinarie visto che l’emergenza c’era già o se teme che questo possa ancora accadere. Per il resto siamo d’accordo che la Regione abbia un ruolo di supervisione sull’Anas». «Il presidente Cappellacci», afferma Maurizio De Pascale, presidente dell’Ance (i costruttori della Confindustria), «è stato nominato commissario della Vuitton cup che è importante ma un po’ meno della Sassari-Olbia. Quando c’è un’emergenza c’è un commissario».
È probabile che, dopo le critiche dei politici e dei costruttori, nel prossimo consiglio dei ministri Cappellacci divenga commissario per la realizzazione della strada con l’Anas come stazione appaltante. Ieri, nella sede della Confindustria a Cagliari, i costruttori dell’Ance hanno lanciato l’allarme. Hanno chiesto tempi certi per la realizzazione della strada Sassari-Olbia, la nomina di Cappellacci come commissario straordinario per i lavori e hanno rivendicato per le imprese regionali un ruolo di primo piano e non il solito subappalto. Ma l’emblema della battaglia anti-Anas è proprio la Sassari-Olbia. I costruttori sono pronti a dare battaglia se, soprattutto sulle date e sui subappalti, non avranno risposte immediate. «Siamo preoccupati», spiega Maurizio De Pascale, «eravamo d’accordo sulla partenza immediata con i fondi disponibili, 160 milioni sui 620 che occorrono per realizzare l’o pera. Ne mancavano 460 ma si poteva incominciare magari anche con forme di finanziamento come il project financing o il leasing in costruendo. Ora però le notizie che si stanno accavallando non ci lasciano tranquilli». Ma sul tavolo c’è anche un’altra possibilità: utilizzare i 160 milioni disponibili dividendoli in tutti i lotti che compongono la strada (sono otto); venti milioni per ogni lotto in modo, però, da non lasciare una delle solite incompiute. Il no alle imprese sarde solo in subappalto è stato categorico: «Non lo tollereremo mai più», ha affermato il presidente dell’Ance Sardegna, «e per questo chiediamo che il presidente Cappellacci sia nominato commissario per la realizzazione di quest’opera». All’i ncontro in Confindustria hanno partecipato i rappresentanti dei costruttori del Sassarese e della Gallura, territori direttamente interessati ai lavori. «Dovrebbe arrivare un decreto del presidente del Consiglio», ha sostenuto Andrea Piredda, presidente Ance per la provincia di Sassari, «ci avevano garantito le procedure d’urgenza. E ci auguriamo che le imprese sarde siano in prima fila. Se così non fosse faremo battaglia». Costruttori, dunque, in trincea.
«Non ricordo una sola gara bandita dall’Anas e aggiudicata a un’impresa sarda. Non parlo della rete stradale nella penisola, parlo delle nostre strade. Ora diciamo basta e siamo pronti a forme di lotta per noi inconsuete. Su questo punto non faremo mezzo passo indietro».
E le cifre del settore edile parlano chiaro: «Siamo passati da 72 mila a 62 mila addetti nel settore costruzioni. Diecimila posti di lavoro che non ci sono più. A Nuoro c’è stato un calo del 60% e a Sassari quasi del trenta per cento. Vogliamo fare gli imprenditori con un sistema di certezze». Il timore è che le decisioni, se davvero dovesse decidere la sede centrale dell’Anas, potrebbero determinare la lentenza se non il blocco del cantiere.
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giovedì 11 marzo 2010

Più risorse nel bando degli indigenti per il Pecorino Romano Dop: da 8 a 9,3 milioni di euro. Quest’anno nel Programma nazionale di aiuti per le fasce più deboli della società ci sarà più Pecorino Romano Dop
Pecorino, 9 milioni di euro in arrivo
CAGLIARI - Quest’anno nel Programma nazionale di aiuti per le fasce più deboli della società ci sarà più Pecorino Romano Dop. Grazie al lavoro di mediazione dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, il ministero delle Politiche agricole ha dato il via libera all’incremento di risorse destinate a una delle eccellenze dell’agro-alimentare della Sardegna.
Rispetto al 2009, lo stanziamento potrà contare su 1 milione di euro in più, raggiungendo la somma complessiva di 9,3 milioni di euro. Soddisfatto l’assessore Andrea Prato: «Nonostante la sensibile riduzione dei fondi comunitari a disposizione per il comparto lattiero-caseario, abbiamo lavorato per assicurare un incremento di finanziamento per il Pecorino Romano sul bando per gli indigenti di Agea».
«È un risultato positivo per tutti - ha aggiunto Prato - soprattutto per i nostri produttori ovini. Ringrazio per la sua sensibilità il ministro Zaia, che ancora una volta ha dimostrato di essere attento alle esigenze del settore in un momento di profonda crisi dell’agro-zootecnia a ogni livello».
Nella foto: l'assessore regionale Andrea Prato
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martedì 9 marzo 2010
L’ovvietà e la politica
Da sempre aborro lo stile cosiddetto “asciutto americano” di alcuni giornalisti e pubblicisti, che fanno seguire un’affermazione da un punto e dalla parola “ovvio” (“…affermazione. Ovvio.”), o da un “come tutti sappiamo” (“… affermazione. Come tutti sappiamo.”). A parte essere grammaticalmente scorretto, trovo che sia un’orrida petizione di assenso nei confronti del pubblico. Risulta anche un ottimo trucco oratorio per distrarre dall’affermazione espressa: il lettore è portato a pensare che se l’affermazione è definita “ovvia”, che se “tutti lo sappiamo”, deve trattarsi di qualcosa di scontato e largamente condiviso. Siccome però si tratta, di una tecnica oratoria, di fatto abbonda specialmente in scritti facilmente contestabili. Andate a rileggervi i giornali italiani: a parte qualcuno che ha il vizio di scrivere come con il telegrafo, il “come ovvio” e il “come tutti sappiamo” si trovano soprattutto in editoriali, lettere, commenti e blog. Consiglio a proposito un editoriale apparso su “Il Giornale” di sabato 13 febbraio 2010 in cui si parlava di un documento pubblico della UE in cui si esortavano i cittadini a risparmiare acqua: so vedrá come a colpi di “ovvio” e “come sappiamo”, a parte riesumare una massiccia dose di vecchi luoghi comuni, si arrivi a ridicolizzare l’intero movimento ambientalista (finisce che ci chiederanno di non lavarci, si chiosa alla fine l’articolo).
Sempre rimanendo nel campo della comunicazione, ”ovvio” e “come sappiamo” sono un po’ la regola della comunicazione politica. Sembra che sia diffusa l’opinione che i cittadini siano incapaci di capire concetti più complicati del 2+2, i nostri generosi politici, creatori di slogan e pubblicitari si incaricano di evitare accuratamente qualsiasi forma di comunicazione che vada oltre ciò che è “ovvio” e “ciò che tutti già sappiamo”. Così trionfano i “partiti del fare” e “candidati del fare”, un’ondata di superficialità con cui si avvolge la società. Pare che le continue scadenze elettorali, tutti questi “test politici” con cui si balocca qualsiasi detentore di potere pronto a rafforzare le sue posizioni, di per sé non favoriscano un pensiero un po’ meno basato sull’ovvietà. “Partito del fare”… ma fare cosa?!
Fra gli slogan preferiti é famoso “padroni a casa nostra”, di origine leghista, ma oramai adottato ovunque. Giustamente, ognuno vuole essere padrone a casa sua: un luogo privato in cui si rifugia dopo il lavoro, dove va in giro in tuta e vecchie ciabatte, il luogo degli affetti. All’esterno le regole altrui, dentro le regole che ognuno si fa da sé. Proiettando questa immagine sullo spazio pubblico, chiunque io non consideri padrone di questo spazio, è un ospite, e, come ogni ospite per bene, non deve essere invadente. Si badi bene, il discorso non vale solo per gli immigrati, ma per varie categorie di persone a turno escluse dal dibattito pubblico: giovani, donne, disabili, anziani, bambini, disoccupati, precari etc., le cui esigenze rimangono di volta in volta ignorate.
Lo spazio pubblico, lo Stato, non é esattamente la casa di nessuno, ma la casa di tutti, dove le regole si negoziano e devono tenere conto di esigenze, convenzioni, novità. A guardar bene, non è ciò che succede anche nelle case private, dove le regole si fanno con il partner, con i figli e persino con i vicini? Lo slogan “padroni a casa nostra” si basa su una utopica idea di casa, e crea, cosa ben più grave, un fraintendimento rispetto al valore, contenuto e funzionamento dello spazio pubblico, portando a pensare di poter includere o escludere qualcuno a piacimento, come si farebbe in un luogo privato. In ogni casa normale, le regole si creano attraverso una mediazione degli interessi, con il fine di stabilire rutine e automatismi condivisibili per una armonica convivenza. Così è, e a maggior ragione, nello spazio pubblico, che è pubblico, cioè di tutti e non posseduto o regolato in esclusiva da qualcuno in particolare. Padroni a casa nostra va bene, ma è meglio se ci si ricorda delle suddette ovvietà.
Alessandra Arru
lunedì 8 marzo 2010
Operai Alcoa di Portovesme sbarcano all'Asinara

Operai Alcoa di Portovesme sbarcano all'Asinara
Isola gia' occupata da gruppo lavoratori Vinyls di Porto Torres
04 marzo, 12:12
(ANSA) - SASSARI, 4 MAR -Un gruppo di lavoratori dell'Alcoa di Portovesme e' sbarcato all'Asinara, l'isola gia' occupata dagli operai della Vinyls di Porto Torres. L'Asinara e' stata ribattezzata 'l'isola dei cassintegrati'. Si e' voluto creare, cosi', un ponte tra le crisi industriali del Nord e il Sud della Sardegna: vertenze che vedono migliaia di lavoratori in lotta per la salvaguardia del posto di lavoro.
domenica 28 febbraio 2010
VELENI SULLE STRADE
Ci sono cose che vediamo, ma non colpiscono la nostra attenzione, eppure ci riguardano molto da vicino







