Il blocco dei voli da e per Alghero della compagnia irlandese è arrivato come un fiume in piena su Facebook, raggiungendo in pochi giorni oltre 3mila e 300 iscritti
"Ryanair resta" l´appello da Facebook
Non piaceranno le “minacce” di O’Leary (amministratore delegato del vettore), ma ai viaggiatori low-cost della Riviera del Corallo, piace ancora meno la prospettiva di una città "che torni indietro invece che andare avanti". Ryanair negli ultimi dieci anni ha permesso di ospitare turisti in tutti i mesi dell’anno, ma ha anche dato la possibilità ai sardi emigrati e alle loro famiglie di vedersi più spesso, ai giovani algheresi di viaggiare, di ospitare amici, intrattenere relazioni. Crescere per un territorio è anche questo.
Così sulla piattaforma online, i pensieri si moltiplicano: c’è chi definisce la Ryanair «la salvezza per noi sardi che lavoriamo fuori»; e chi ironicamente apostrofa un suo ulteriore disimpegno ad Alghero come «un ritorno alle mongolfiere». Qualcuno sollecita «all’occupazione dell’Aeroporto di Cagliari o la sede della Regione»; e chi, con una punta di amarezza, commenta il blocco come «l’ennesima occasione persa per la Sardegna».
I contatti tra la Regione e la compagnia irlandese, da Cagliari rassicurano che ci sono, e a che a breve sarà resa pubblica qualche novità in tal senso. Se lo augura il popolo di facebook poiché, come dice qualcuno, «di questi tempi, ci manca solo questo».
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Piccolo "giallo" sull´ennesimo stop alla Sagra del Bogamarì, ufficialmente per cattive condizioni meteo. Lettera polemica inviata alla redazione di Alguer.it.
Bogamarì: salta la sagra, è giallo
Non si placano comunque le polemiche di un folto gruppo di pescatori. Ufficiosamente, infatti, pare che gli organizzatori non si siano accordati con molti pescatori professionisti e stiano incontrando diverse difficoltà nella reperibilità dei prelibati echinodermi, anche per via del basso prezzo riconosciuto (circa 1,50 euro la dozzina ndr), inferiore al prezzo corrente di mercato.
Nelle foto: i ricci pescati questa mattina ad Alghero
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---------------------------------------------------------------------------------- Giovani algheresi che viaggiano, studiano e si realizzano professionalmente in Italia e all’Estero. Salvatore Sechi è uno di loro, lavora nell´ospedale di Padova e fa parte di un´associazione che promuove l´attività di clown di corsia
Tore Sechi: «io, clown di corsia»
Iniziamo dal tuo lavoro, di cosa ti occupi nel nosocomio padovano?
Lavoro all’interno della struttura organizzativa del dipartimento che si occupa delle attività psico-educative per il bambino ospedalizzato, organizzando tutte quelle attività che rendono l'ambiente ospedaliero meno traumatico per l'autostima e la salute psicologica del bambino che da un giorno all'altro si trova in un ambiente “estraneo”. L’associazione di cui sei vice-presidente fa parte di questo lavoro?
Sono strettamente legate anche se da una parte coordino e dall’altra vivo l’esperienza. Il fine però è lo stesso: garantire il diritto alla felicità di quei bambini e genitori che soffrono. La mia associazione promuove attività di clown-terapia in ospedali pediatrici e altre strutture socio-sanitarie come case di riposo e si prefigge l'obiettivo di curare col sorriso, sfruttando le connessioni reali che ci sono tra il nostro essere “psicologico” e il nostro essere “fisiologico”. Da quanti anni sei diventato un clown di corsia?
E' da 6 anni che faccio quest'attività. Ho iniziato a farlo, impressionato anche dalla tv che ne parlava, perchè mi attirava profondamente fare un attività “buona” che guardasse alla felicità, al lato buono della vita, al vedere il lato positivo anche nelle tragedie quotidiane. Questa grande passione è diventata anche un libro…
Si, nel Maggio 2009 ho scritto “Clown di corsia: un naso rosso per l'umanizzazione delle cure pediatriche”. E’ un libro edito dal Centro Servizio per il volontariato di Padova dove racchiudo quelle che sono le mie considerazioni, conoscenze e curiosità sulla maschera più piccola del mondo al servizio del piccolo ospedalizzato. Nel libro ho tentato di diffondere quel miracolo che avviene ogni settimana nelle corsie di pediatria, il sorriso che coccola e guarisce attraverso anche le testimonianze di genitori, volontari e operatori. Il tutto è corredato dalle fotografie delle attività in ospedale per mostrare anche attraverso immagini cosa significa la “riso-terapia”. Ne è seguito anche un altro, di cosa parla il tuo secondo libro?
Ricorda la convenzione dei diritti del fanciullo che, per la prima volta ratifica il bambino come una figura indipendente rispetto agli adulti, con dei diritti propri. Il volume racchiude articoli sull'applicazione della convenzione, sul diritto alla salute e all'istruzione e il sul diritto al futuro e alla felicità. La cornice fotografica del volume è legata alla missione Argentina dei dottor clown padova, dove i volontari clown offrono animazione e momenti di gioia ai piccoli di una barraccopoli di Posadas nella provincia di Misiones. Una “missione di felicità” tra Padova e l’Argentina, e Alghero?
Mi piacerebbe estendere l’associazione e le nostre attività nei centri ospedalieri e per anziani della mia città. E’ un progetto certamente non semplice da realizzare e in futuro potremo riuscirci. Nel frattempo inizio con il portare ad Alghero la mostra fotografica collegata alla pubblicazione del libro, verso la fine di aprile. La organizzeremo con la libreria Il Labirinto e l'associazione Alghenegra di Alghero. Seguiranno la prima tavola rotonda a livello regionale sulle associazioni che si occupano di clown.terapia nel territorio sardo; spettacoli clown per bambini e laboratori di formazione. Quanto è importante questo lavoro nella tua vita?
Non è un mestiere semplice per molti versi. Quello che vedi, senti e provi non puoi lasciarlo alle spalle e chiudere una porta dietro. I bambini e le loro malattie ti rendono fragile, a volte impotente ma regalare quegli attimi di sorrisi e di risate ti riempie la giornata, la vita. Per questo il mio lavoro, che è anche la mia passione, è molto importante per me e anche per gli altri. Nella foto: Salvatore Sechi
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Vinyls e Alcoa si abbracciano all’Asinara
Da Portovesme fino all’isola dei cassintegrati per portare solidarietà ai chimici
di Silvia Sanna
Alle 8 davanti alla «Sara D» sventolano già le bandiere mentre la pioggia viene giù e il comandante Giuseppe Carannante osserva preoccupato i cavalloni. In una giornata normale, il battello non avrebbe neppure acceso i motori. Ma non è una giornata normale. In porto ci sono due pullman zeppi di provviste e 60 operai che non hanno chiuso occhio per essere puntuali all’imbarco per l’Asinara. Verso l’isola-parco diventata isola dei cassintegrati, da quando operai come loro stanno asserragliati in attesa che qualcuno metta una buona parola sul loro destino. La solidarietà, in certi casi, diventa un sentimento più forte della paura. E allora via, dice il comandante, «tutti a bordo e speriamo bene». Va bene, anzi benissimo. Perchè agli operai dell’Alcoa basta un chewingum contro il mal di mare per cancellare la nausea e concentrarsi sull’o biettivo che li ha portati sin lì: unire le forze e le lotte. Succede questo, all’Asinara. Con il Nord e il Sud dell’isola che fanno fronte comune, consapevoli che in una fase di crisi generale, “quello che succede oggi a te, domani potrebbe capitare a me”.
La visita arriva dopo l’invito degli operai della Vinyls, che la vicenda Alcoa l’hanno seguita con interesse e molta ammirazione. Alle 10,30, quando la «Sara D» attracca a fatica a Cala Reale, sulla banchina c’è Pietro Marongiu, 56 anni, il più anziano nel gruppo dei 20, a due passi dalla pensione ma pronto a dormire in un sacco a pelo dentro una cella per difendere diritti e futuro. È un incontro tra vecchi amici che non si sono mai visti ma sembra si conoscano da sempre.
Si va su, verso la diramazione centrale del carcere, a Cala d’O liva. Gli operai dell’Alcoa si fanno sentire, urlano i loro slogan, battono i caschetti per terra, abbracciano volti nuovi ma già familiari. Ed ecco la pecorella Tamburino, peluche simbolo dei sardi “duri come i tamburi”, che Claudia Mariani, 36 anni, moglie di un dipendente Alcoa, consegna ad Andrea Spanu, 31 anni, della Vinyls: «Vuol dire che non dovete mollare, perchè non è giusto che padri di famiglia non sappiano come dare da mangiare ai figli. Noi stiamo dalla vostra parte». Lui, Andrea, ha gli occhi celesti umidi di commozione. Dice: «Loro sono dei grandi, sono un modello, perchè hanno una forza travolgente. Noi vogliamo ispirarci a loro, ma per ora siamo pochi a combattere». Sono 130 i dipendenti Vinyls, 30 quelli della Eurocoop che gestisce i servizi, 3mila circa le persone che ruotano intorno all’azienda di Porto Torres. Ma a parte l’occupazione della torre aragonese, della stazione dei pullman dell’Arst a Sassari e, ora, quella dell’Asinara, la protesta dei chimici non ha ancora conquistato quella ribalta nazionale che sta dietro la vittoria, almeno momentanea, di Alcoa. Il perchè prova a spiegarlo il vicesindaco di Porto Torres Gavino Gaspa, felicissimo di essere lì nonostante non fosse previsto: tutta colpa della «Sara D» che ha iniziato a lottare nelle onde quando lui era tutto preso da un comizio a bordo. Dice: «Non abbiamo la vostra unità. La politica locale è compatta, ma a parte questo è un deserto». E allora, suggerisce Massimo Cara, 46 anni, delegato Fim Cisl, «meglio alzare il tiro. Andando a disturbare come abbiamo fatto noi, perchè solo così si attira l’attenzione». Con più foga lo dice anche Claudio Gambula, 44 anni, di Narcao: «Andate in piazza, a Roma, fate casino, rischiate. Imou, adesso».
La discussione va avanti durante il pranzo preparato dai forestali, «i pastori della Barbagia che si fanno in quattro per noi», dice Paolo Torru (Eurocoop). E continua di pomeriggio, prima in pullman e poi sul battello, quando gli operai Alcoa hanno già salutato l’i sola e i suoi ospiti e meditano su come aiutarli. A Porto Torres puntano verso la torre aragonese, poi tutti in strada: traffico bloccato per cinque minuti, tripudio di bandiere sull’asfalto. Per loro, ma soprattutto per chi sull’isola spera.
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TRA I VALOROSI UOMINI DELLA CAPITANERIA UN VILLANOVESE
TRA I VALOROSI UOMINI DELLA CAPITANERIA UN VILLANOVESE
Ecco l'articolo tratto dalla nuova sardegna:
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CAGLIARI. Il primo problema è la macchinetta per i biglietti. Nella stazione di Cagliari, alle 6,15 lo sportello è ancora chiuso: apre dalle 6,50 e il treno parte alle 6,40. Ma la fortuna vuole che ci sia un viaggiatore più esperto e senza l’a gitazione di chi teme di perdere il treno. E dà indicazioni sul totem: guida veloce, località, numero. Cagliari-Sassari: 15 euro e 75 centesimi. Chi sta per avventurarsi ad attraversare l’isola in treno, però, non ha cambio. «Ma dà il resto?» - «Solo sino a 19 euro».
Meglio non star lì a verificare e si va di corsa al bar della stazione, con le serrande già alzate. Poi di nuovo alla macchinetta, ma «non dimentichi di obliterarlo, altrimenti la multano», informa una ragazza. Chi scrive, durante la passata legislatura regionale aveva anche percorso il tratto Cagliari-Sassari sui trenini «Talgo» spagnoli che l’allora presidente Renato Soru voleva importare in Sardegna. Poi vi sono state una serie di vicende che hanno bloccato prima, e rallentato poi, l’avvio dei trasporti veloci. Ora si parla di altre attese (un anno e mezzo?) prima di varare i «Caf», altri treni, sempre spagnoli.
E l’immagine del mezzo a rotaie tutto profumato di nuovo, con tanto di presa elettica per il computer, del viaggio di prova di quattro anni fa, torna alla mente quando si sale sul trenino, che alle 6,40, parte sempre dal binario sei della stazione di Cagliari, diretto a Sassari. Tessuti lisi, in buon stile anni Settanta. L’o rario di arrivo è previsto per le 10,14. Ma di minuito in minuto l’a pprodo finale arriverà più tardi, alle 10,50 circa. Oltre quattro ore, quasi disumano. Poco prima di Chilivani, il controllore informerà che da lì in poi, in direzione Sassari, la ferrovia è bloccata (per i danni a seguito del deragliamento del treno). E che si proseguirà in pullman. Nel trenino, seduto in poltrona, se non hai nessuno davanti, puoi stare quasi comodo e accavallare le gambe. Per fortuna i viaggiatori sono, in genere, pochi.
Per lo più insegnanti e altri (pochi) lavoratori pendolari, ma vicino a Oristano saliranno anche studenti delle scuole superiori: per loro è un metrò. Binario sei, inizia il viaggio. Obbligo tassativo: i giornali e un libro. Un conoscente, poco uso ai treni sardi, domanda se passa il «signore con le bibite». E il ricordo torna agli anni Cinquanta del secolo scorso, nei viaggi in treno con la famiglia, da Cagliari a Bortigali. Ma oggi i venditori non ci sono più, allora salivano nelle stazioni, il tempo della fermata. Poi più niente e se ora scendi in cerca di un bar, rischi di perdere il treno. Ma le immagini del passato camminano da sole. E quando il treno sarà vicino ad Abbasanta diretto a Macomer, dove le pendenze di cinquant’anni fa si sentono ancora, si ha un senso di trepidazione: nelle scampagnate dell’infanzia si era vicino alla meta, al paese della mamma e della nonna.
Oggi, invece, si è ancora lontanissimi, oltre un’ora per arrivare a Chilivani. Più di due per raggiungere Sassari. A fianco, nel trenino, una signora col velo sui 40 anni, conversa con una giovane donna accompagnata da un grande trolley e jeans tutti tagliuzzati. Voci che raccontano di terre lontane e, ogni tanto, tra un rigo e l’� altro del libro, si percepiscono storie di disoccupazione, emigrazione e - come un senso di acqua fresca - voglia di vivere. Alla fine del viaggio le due signore si saluteranno affettuosamente, come se il viaggio-avventua le avesse ulteriormente legate. Ma l’idea falsa di un percorso veloce, di due o massimo tre ore, si è radicata nei non frequentatori delle stazioni. Dopo l’illusione di un salto nel futuro, tutto è tornato al passo degli anni Cinquanta.
«Io viaggio tutti i giorni da Cagliari a Oristano e, quanche volta vado a Sassari, ma non mi sono mai abituato», racconta un signore, impiegato pubblico, su cui è caduto l’orecchio. E così si scopre che in Sardegna vi sono anche dei capi stazione che non sanno che, spesso, al rientro da Sassari, a Oristano, si cambia locomotore. La vettura in cui si viaggia non è una vecchia vaporiera, tipo quelle dell’Ottocento, ma non è certo l’ultimo modello. Servizi: solo una toilette che assomiglia molto a quella di cinquant’anni fa, quando i bisogni fisiologici concimavano le rotaie.
Cagliari-Sassari, un treno chiamato incubo
Meglio non star lì a verificare e si va di corsa al bar della stazione, con le serrande già alzate. Poi di nuovo alla macchinetta, ma «non dimentichi di obliterarlo, altrimenti la multano», informa una ragazza. Chi scrive, durante la passata legislatura regionale aveva anche percorso il tratto Cagliari-Sassari sui trenini «Talgo» spagnoli che l’allora presidente Renato Soru voleva importare in Sardegna. Poi vi sono state una serie di vicende che hanno bloccato prima, e rallentato poi, l’avvio dei trasporti veloci. Ora si parla di altre attese (un anno e mezzo?) prima di varare i «Caf», altri treni, sempre spagnoli.
E l’immagine del mezzo a rotaie tutto profumato di nuovo, con tanto di presa elettica per il computer, del viaggio di prova di quattro anni fa, torna alla mente quando si sale sul trenino, che alle 6,40, parte sempre dal binario sei della stazione di Cagliari, diretto a Sassari. Tessuti lisi, in buon stile anni Settanta. L’o rario di arrivo è previsto per le 10,14. Ma di minuito in minuto l’a pprodo finale arriverà più tardi, alle 10,50 circa. Oltre quattro ore, quasi disumano. Poco prima di Chilivani, il controllore informerà che da lì in poi, in direzione Sassari, la ferrovia è bloccata (per i danni a seguito del deragliamento del treno). E che si proseguirà in pullman. Nel trenino, seduto in poltrona, se non hai nessuno davanti, puoi stare quasi comodo e accavallare le gambe. Per fortuna i viaggiatori sono, in genere, pochi.
Per lo più insegnanti e altri (pochi) lavoratori pendolari, ma vicino a Oristano saliranno anche studenti delle scuole superiori: per loro è un metrò. Binario sei, inizia il viaggio. Obbligo tassativo: i giornali e un libro. Un conoscente, poco uso ai treni sardi, domanda se passa il «signore con le bibite». E il ricordo torna agli anni Cinquanta del secolo scorso, nei viaggi in treno con la famiglia, da Cagliari a Bortigali. Ma oggi i venditori non ci sono più, allora salivano nelle stazioni, il tempo della fermata. Poi più niente e se ora scendi in cerca di un bar, rischi di perdere il treno. Ma le immagini del passato camminano da sole. E quando il treno sarà vicino ad Abbasanta diretto a Macomer, dove le pendenze di cinquant’anni fa si sentono ancora, si ha un senso di trepidazione: nelle scampagnate dell’infanzia si era vicino alla meta, al paese della mamma e della nonna.
Oggi, invece, si è ancora lontanissimi, oltre un’ora per arrivare a Chilivani. Più di due per raggiungere Sassari. A fianco, nel trenino, una signora col velo sui 40 anni, conversa con una giovane donna accompagnata da un grande trolley e jeans tutti tagliuzzati. Voci che raccontano di terre lontane e, ogni tanto, tra un rigo e l’� altro del libro, si percepiscono storie di disoccupazione, emigrazione e - come un senso di acqua fresca - voglia di vivere. Alla fine del viaggio le due signore si saluteranno affettuosamente, come se il viaggio-avventua le avesse ulteriormente legate. Ma l’idea falsa di un percorso veloce, di due o massimo tre ore, si è radicata nei non frequentatori delle stazioni. Dopo l’illusione di un salto nel futuro, tutto è tornato al passo degli anni Cinquanta.
«Io viaggio tutti i giorni da Cagliari a Oristano e, quanche volta vado a Sassari, ma non mi sono mai abituato», racconta un signore, impiegato pubblico, su cui è caduto l’orecchio. E così si scopre che in Sardegna vi sono anche dei capi stazione che non sanno che, spesso, al rientro da Sassari, a Oristano, si cambia locomotore. La vettura in cui si viaggia non è una vecchia vaporiera, tipo quelle dell’Ottocento, ma non è certo l’ultimo modello. Servizi: solo una toilette che assomiglia molto a quella di cinquant’anni fa, quando i bisogni fisiologici concimavano le rotaie.
------------E i nuovi treni, quelli con confort di ogni tipo, di cui ha parlato Trenitalia? Oggetti del desiderio. Per chi viaggia su rotaie, in Sardegna, i confort restano misteri da fantascienza. E i nuovi sistemi di elettrificazione di cui si parlava negli anni Ottanta? Più insondabili dei buchi neri. «Il sentiero del Bosco» di Adalbert Stifter (Adelphi) accompagna il viaggio: è una delicata storia d’a more ambientata in una località montana della prima metà dell’O ttocento. Involontariamente l’atmosfera giusta per il livello del treno (e non cadere in depressione). Ma a Chilivani si cambia: non treno, ma - come accennato - pullman. Sono le 9 e 40 minuti.
«Solo» quindici minuti di ritardo, il resto (del ritardo) sarà recuperato dal bus. Alle porte di Ploaghe, quando il paese si vede in lontananza, il pullman si ferma. Chi pensa che debba fare benzina, sbaglia: è la nuova stazione. Un signore di mezza età racconta: «Due settimane fa, arrivavo da Cagliari, di sera, avevo un appuntamento per le 21 con alcuni amici di Campomela, che sarebbero venuti a prendermi alla stazione di Ploaghe. Ma mi han lasciato al rifornitore in mezzo alla campagna, da solo e al freddo. Fortuna che avevo un telefonino...».
www.lanuovasardegna.it
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Non arrivano conferme di altri low cost sul Riviera del Corallo, come invece annunciato dall´assessore ai Trasporti della Regione. Attesa per il possibile ripristino dei collegamenti bloccati, targati Ryanair
«Solo» quindici minuti di ritardo, il resto (del ritardo) sarà recuperato dal bus. Alle porte di Ploaghe, quando il paese si vede in lontananza, il pullman si ferma. Chi pensa che debba fare benzina, sbaglia: è la nuova stazione. Un signore di mezza età racconta: «Due settimane fa, arrivavo da Cagliari, di sera, avevo un appuntamento per le 21 con alcuni amici di Campomela, che sarebbero venuti a prendermi alla stazione di Ploaghe. Ma mi han lasciato al rifornitore in mezzo alla campagna, da solo e al freddo. Fortuna che avevo un telefonino...».
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Non arrivano conferme di altri low cost sul Riviera del Corallo, come invece annunciato dall´assessore ai Trasporti della Regione. Attesa per il possibile ripristino dei collegamenti bloccati, targati Ryanair
Lorettu, il bluff su Alghero
Ryanair-Regione c´è attesa
A metà febbraio aveva dichiarato l'avvio dei nuovi voli entro qualche settimana, ma i time-table delle low cost annunciate, non prevedono ancora alcuna destinazione Alghero. E difficilmente possono essere rimpiazzate ben sette rotte (di cui cinque internazionali). Solitamente, infatti, le nuove rotte e gli sviluppi su nuovi mercati non vengono decisi a marzo, ma programmati con largo anticipo dalle compagnie aeree, che sfruttano le prenotazioni parecchi mesi prima dell'avvio dei voli.
C'è di più, l'annunciato volo a basso costo targato AirOne partirà a maggio (anzichè a marzo), e fino ad agosto sarà solo trisettimanale; mentre l'Air Dolomiti, la compagnia low cost del gruppo Lufthansa, ha confermato l'avvio di soli due collegamenti da Olbia, tagliando, per ora, le tratte Alghero-Venezia e Alghero-Verona, operate nel 2009. Probabilmente quindi, tutte le discussioni e gli accordi intavolati dalla Cabina di Regia regionale interesseranno gli sviluppi a lungo raggio.
In questo scenario d'incertezza, alle soglie della stagione turistica, cresce l'attesa per il confronto Ryanair-Regione. Gli irlandesi, dal 29 aprile, bloccano numerosi voli internazionali e nazionali dall'aeroporto algherese, ma il Governatore Cappellacci, all'indomani del summit interassessoriale cagliaritano, ha confermato il suo impegno affinchè da Dublino possa essere rivista la posizione della compagnia aerea. Il territorio aspetta.
Nella foto: l'assessore ai Trasporti della Regione Liliana Lorettu
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Samugheo, l’artigianato antidoto allo spopolamento
È il paese del fare, dove l’artigianato ha saputo farsi impresa di qualità. Il paese del Mandrolisai, reso famoso dalla straordinaria qualità dei suoi tappeti, rappresenta oggi un modello di sviluppo virtuoso.
SAMUGHEO.Samugheo non è solo tessuti, non solo rocchetti di lino e cotone, telai e tappeti. Tra le macerie industriali della Sardegna emerge l’eccezione di uno dei pochi paesi del fare, dove l’artigianato è spalmato rione per rione, crea economia vera in un distretto produttivo senza essere monocultura. Al Banco di Sardegna, alla Posta fanno un po’ di conti e dicono che «c’è un equilibrio corretto con l’allevamento». Il Pil, la ricchezza del paese è affidata «al 55 per cento all’artigianato, al 30 per cento all’allevamento, il resto va al commercio e ai servizi che reggono».
Gli artigiani? Sono 146 e lavorano soprattutto fuori casa: Costa Smeralda e Villasimius, Santa Margherita di Pula e Costa Rei. Vendono anche nella penisola. Arredano alberghi case e ville, dal cuscino al letto a castelletto in acciaio inox, paralumi e infissi compresi. Ma il lavoro è tutto realizzato qui, tra le mura del castello della Medusa dove nella notte dei tempi si aggirava l’estro e la grazia di Maria Incantada che pare sia stata la più intraprendente e bella Penelope di questo villaggio del Mandrolisai.
La zootecnia? Ventimila capi di bestiame (17 mila i soli ovini) e «553 capi bovini macellati», conferma il comandante dei vigili Graziano Urru. «Il mattatoio ha evitato la desertificazione delle campagne perché garantisce non solo la pronta cassa per gli allevatori e non solo per quelli di Samugheo».
Un paese che certo ha i suoi guai, ma li sa affrontare. Anche qui si assiste a un più generale calo demografico, i numeri segnalano un esodo meno forte che altrove (3.429 abitanti a dicembre del 2004, 3.292 lo scorso anno con una perdita di 137 abitanti negli ultimi cinque anni). Ma è anche vero che i segni di ripresa ci sono, a partire dai trenta nati nel 2009 contro i sedici di cinque anni fa.
Ma, soprattutto, cresce il fatturato. E si raffina l’arte della manifattura locale. Ecco perché, dopo vent’anni dalla sua istituzione, la “Maschera d’argento” istituita dalla Confartigianato di Oristano è stata assegnata alcune settimane fa «al paese di Samugheo nella sua globalità», come ha detto il presidente Giuseppe Giarrusso.
Il sindaco Emanuele Sanna ha girato il riconoscimento «all’artigiano che è un cittadino speciale, più di altri attaccato al suo lavoro e alla sua comunità, così come il contadino è attaccato alla terra e alla cura del territorio». Circondato dalla giunta al gran completo ha ribadito: «Senza artigiani, senza contadini e pastori, la Sardegna sarebbe oggi un deserto umano e sociale. Senza di loro gran parte dei 377 Comuni sardi sarebbero scomparsi, la fuga dai paesi verso le città e le località costiere avrebbe assunto le dimensioni di una catastrofe antropologica».
“Argento” più che meritato. Consegnato tra i “fuochi” di Sant’Antonio e di San Sebastiano, tra una rassegna del pane che ha visto il trionfo di “Su Tzichi” usato per le feste e i matrimoni e la sfilata delle maschere tradizionali zoomorfe dette “Mamutzones” in mezzo a oltre ventimila spettatori giunti da tutta l’isola.
Il paese del fare è nei laboratori tessili, nelle botteghe dei sarti e dei fabbri, nelle fattorie di campagna circondate dai colori della primavera, nei forni e nei pastifici. Stefania Sanna, 31 anni, madre di Edoardo di tre anni, è al lavoro nel Centro tappeti del rione Saragaddu, venti telai meccanici anni Cinquanta, quattro dipendenti, negozi di vendita a Olbia, Baia Sardinia e San Teodoro. «Facciamo tutto ciò che ci chiedono, agli alberghi consegniamo prodotti ignifughi». Tutti indaffarati. Peppino Zucca olia il telaio con un ingrassatore, Marianna raccoglie i “pibiones” di un copriletto, Maria Luisa ultima una tenda con “su pistoccu”.
Il catalogo è bilingue, realizzato con Sardegna Ricerche. Gli scendiletto diventano “Bedside carpets figures in relief-weaving a pibiones cotton” col bordo a rombi e il sole bicolore.
Un altro rione, Turrìa, zona industriale. L’insegna dice “Arte tessile”. Si respira aria da grande azienda. Dentro i capannoni lavorano in tredici più quattro titolari e dodici collaboratori esterni. C’è mamma Anna Maria Sanna (72 anni), la figlia Graziella Frongia, il figlio Peppino amministratore unico dell’azienda. Lo show room fiore all’occhiello è a Santa Teresa di Gallura.
Il fatturato? «In Sardegna lo scorso anno è rimasto l’88 per cento, il 12 per cento fuori dall’Isola, consegne anche a Sciacca in Sicilia e Ischia in Campania». Qui il ciclo si chiude con chi realizza i divani-letto a castelletto, matrimoniali o singoli, appliques di ogni foggia. Francesco Pitzalis è davanti a una forgia che arriva a 600 gradi, è pronto «a fare i riccioli al ferro».
Basilio Mugheddu, capogruppo dei Mamutzones, qui fa il verniciatore e dipinge di bianco neve i pezzi per la testiera di un letto. Destinazione? «Una villa di Porto Rotondo di imprenditori di Varese». Ecco un bel salotto rosso-nero in orbace: «Ce lo ha commissionato un architetto di Novara per la sua villa sul lago d’Orta».
Sono ben fatti anche i cataloghi. Quello di Franco Tatti e Manuela Deidda (rione Baccu Arongiulu) presente tessuti tipo “Litzos” con stelline, uccellini, rose, stelle e rombo. Pezzi di pregio i centrini tulipano bicolori rifiniti a conchiglie e asciugamani in lino candido. E poi i laboratori da falegname, infissi e cassapanche, mobili da cucina o da soggiorno, da studio o da camere da letto. Si tocca con mano il senso della precisione vedendo armeggiare tra sgorbie e seghe circolari i tre soci dell’Antica bottega del quartiere Paùles.
L’amministratore è Ottavio Deidda, 51 anni, soci Gianfranco Puddu e Claudio Battilà. Stanno ultimando una serie di credenze e armadi da spedire in Gallura e ad Alghero. «I nostri clienti spesso ci consegnano i disegni e noi li eseguiamo su richiesta». E fuori dall’Isola? «A dicembre abbiamo spedito sei cassapanche in Lombardia».
Emigrati? «No, professionisti bresciani». Trionfa la falegnameria d’arte anche da Ottavio Deidda e Gianni Congiu che ultimamente ha proposto una serie di pezzi unici con intarsi e pittura fatti a mano.
Non solo tappeti. In via Santa Croce da Antonella Musu sono esposti piatti decorativi, lampade e vasi in vetro. Basilio Frongia lavora la trachite.
Salvatore Pitzalis è un unicum. Per professione si occupa a Genova e Trieste di costruzioni navali, ma ha creato nel suo paese, quello che vanta le zone archeologiche di “Paule Lutturru” e “Sa Mura”, domus de janas e belle chiese, la “Mariner Pacific”, micro-azienda che non vaga sui mari, ma crea penne stilografiche e a sfera personalizzate nel piccolo laboratorio di via Cavour, al centro del paese. «Usiamo l’ebanite e utilizzeremo anche legni pregiati che si prestano alla lucidatura».
La produzione? «Un migliaio di pezzi l’anno, vendita al dettaglio, i più affezionati sono i professionisti, molti le usano anche come pezzi da regalo».
Anna Frongia, assessore all’Artigianato: «La piccola dimensione delle nostre aziende consente di fronteggiare la crisi, molto spesso tutto avviene in famiglia. Ma c’è il senso moderno del mercato, si è capita l’importanza dell’uso delle nuove tecnologie e i risultati si vedono». Mario Loi, un altro assessore comunale: «L’a rtigianato da noi non è solo economia, ma coesione sociale, fa comunità».
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Appalti Abbanoa, siciliani pigliatutto
Assegnati lavori per 85 milioni: alle imprese sarde restano solo le briciole
di Luigi Soriga
Ed è un paradosso che la manutenzione delle reti idriche, fino al 2012, finisca nelle mani di impresari che abitano a migliaia di chilometri dal tubo che si rompe o dalla fogna che tracima. Per capirsi: non è come commissionare la realizzazione di un depuratore, dove un’impresa si accantiera e poi sbaracca quando l’o pera è ultimata. Qui si tratta di vigilare ogni giorno, 24 ore su 24, sull’integrità di migliaia di chilometri di vecchi tubi che corrono sotto la pelle dell’isola, e garantire in 6 ore l’i ntervento. «Il film sarà sempre lo stesso - dice Franco Cerboneschi della Turritana costruzioni di Porto Torres - le ditte di fuori vincono e poi subappaltano alle imprese sarde in cambio del 10%. Naturalmente, in questa situazione di crisi, c’è sempre qualcuno disposto ad accettare, pur consapevole che i margini di guadagno saranno ridotti all’osso.
L’impresa continentale ha ottenuto l’appalto con un 20 per cento di ribasso, passa le consegne in cambio di un 10 per cento, rovesciando sul subappaltante locale un ribasso del 30 per cento. E stare dentro ai costi sarà molto dura». La Turritana, in questa enorme lotteria che sono le gare al massimo ribasso con calcolo della media ed eliminazione delle offerte anomale, è riuscita a portare a casa un solo lotto sui 39 disponibili. Si occuperà della manutenzione del nord Gallura per un importo di 2milioni e 518mila euro. «Per come sono andate le cose non ci possiamo quasi lamentare - dice Cerboneschi - ma questo modo di bandire gli appalti, dove non viene valorizzato a sufficienza il possesso di una sede operativa in loco, è penalizzante. Troppe imprese del territorio, anche grosse, sono rimaste all’asciutto».
Le aziende siciliane, sempre agili nel districarsi tra i labirinti matematici delle gare d’appalto, si sono accaparrate le fette più sostanziose della torta. Hanno visto la gara a evidenza pubblica nazionale, hanno strabuzzato gli occhi davanti agli 85milioni, si sono gettate a pesce. Vanno a Trapani i 5milioni del distretto di Cagliari Hinterland, i 4milioni e 200 di Sassari, i 3milioni e 300 di Alghero, i 2milioni e 300 di Porto Torres, e poi i lavori di Thiesi, del Sulcis e del Campidano.
Aziende spesso sconosciute, dato che il curriculum e l’affidabilità passano in secondo piano in un concorso dove vince l’aritmetica. Per partecipare, in fondo, basterebbe acquistare per 50mila euro un ramo di azienda in dismissione, arruolare un geometra e nominarlo direttore, e iscriversi alla categoria Og6. Poi, anche senza esperienza, si può andare a caccia di gare pubbliche e usare bene la calcolatrice. E così, senza nemmeno sapere quali reti colabrodo dovranno tamponare, sbarcano in Sardegna anche le ditte di Palermo, di Messina, e gli altri di Vibo Valentia, Milano Torino e via dicendo, che, appalto dopo appalto portano via risorse preziose. Per la Sardegna è come se si prelevasse sangue a un talassemico.
Alle ditte locali non resta che difendersi attraverso i ricorsi, frugando tra le pieghe dei bandi di gara alla ricerca dei vizi di forma. In quest’ultimo di Abbanoa c’è una frase che non convince: «ai sensi dell’art. 20 comma 8 della legge Regionale 5/2007 si procederà all’esclusione automatica delle offerte anomale», cioè troppo basse. Ma un correttivo del maggio 2009 al Codice degli appalti stabilisce che, per importi superiori al milione, l’e sclusione non può essere automatica: è necessaria una verifica di congruità dell’offerta giudicata insostenibile. Abbanoa ha aperto le 104 buste una settimana fa: avrà rispettato i nuovi criteri?
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Ryanair va in Grecia e c’è chi vuole far dimettere la Lorettu
La Ryanair annuncia la cancellazione di otto rotte dallo scalo algherese dal prossimo aprile e l’apertura di tre nuove rotte con destinazione Grecia. I nuovi collegamenti avranno come base di partenza lo scalo di Orio al Serio di Bergamo
di Gianni Olandi
I nuovi collegamenti con la Grecia avranno come base di partenza lo scalo di Orio al Serio di Bergamo. Per Rodi è prevista una rotta da Pisa mentre Kos e Volos usufruiranno di una ulteriore” finestra” su Francoforte, aprendo così alle nuove destinazioni il vasto mercato della Germania. Ma mentre lo sviluppo nel vecchio Continente dei collegamenti Ryanair costituisce un problema che riguarda la sola compagnia irlandese, da queste parti la confusa contrapposizione al vettore di Dublino ha provocato durissime reazioni, a destra e sinistra.
Se ne fanno interpreti i rappresentanti della Provincia di Sassari di Sinistra e Libertà, di Rifondazione Comunista e Psi, che in una nota diffusa da Antonio Attili, già deputato dei Diesse, presentatore della legge sulla continuità territoriale e consigliere di amministrazione dell’Enac, affrontano la questione Ryanair / Sogeaal, chiedendo le dimissioni dell’assessore Lorettu «per evidente carenza di competenze, per la manifestata volontà di penalizzare l’aeroporto di Alghero e per l’incapacità a gestire una partita così complessa, come alcune dichiarazioni alla stampa,”m andar via Ryanair procurerà solamente vantaggi per Alghero” ne sono palese dimostrazione».
Va detto che, al contrario, il presidente Cappellacci, al termine dell’incontro sull’emergenza economica della Sogeaal, ha chiesto un incontro con i vertici della compagnia irlandese. Ma Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Psi chiedono anche le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione della Sogeaal «appiattito sul disegno della Giunta regionale non è capace di risolvere nemmeno uno dei tanti problemi gestionali aperti».
In relazione agli interventi annunciati dal presidente Cappellacci al termine della riunione sull’emergenza economica della Sogeaal, un progetto di legge che stanzia un fondo di 127 milioni di euro per gli aeroporti sardi, i tre partiti chiedono per quali ragioni «non si completa la parte commerciale dell’aerostazione, condizione indispensabile per avviare il riequilibrio finanziario della società di gestione e per disinnescare l’inevitabile contenzioso con le imprese che hanno vinto l’appalto da quattro anni che hanno già annunciato l’avvio di procedimenti giudiziari».
Da Alghero intanto si muove il Pdl locale che dopo aver espresso apprezzamento per l’impegno del presidente Cappellacci sulla questione Sogeaal/ Ryanair, contesta l’atteggiamento del presidente della Provincia di Sassari. «Alessandra Giudici - sostengono Mario Conoci e Michele Pais, del Pdl - continua a vedere nella più importante compagnia low cost europea un avversario del nostro territorio, da guardare con diffidenza e atteggiamento ostile, piuttosto che un partner con cui intrattenere rapporti normali, di reciproca e rispettosa collaborazione».
(26 febbraio 2010)
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Vinyls, gli operai occupano l'Asinara
Il parco diventa terreno per la lotta dei disoccupati del petrolchimico e così in 15, tra loro anche ex dipendenti della Eurocoop, sono sbarcati a Cala d’Oliva. "Faremo l’Isola dei cassintegrati", hanno detto mentre carabinieri, forestali e operatori del parco assistevano al loro sbarco e li accoglievano
di Pinuccio Saba
Un blitz reso possibile dalla collaborazione e la solidarietà degli operatori del parco che, con furgone e fuoristrada, hanno trasportato i lavoratori fino alla diramazione centrale che dista da Cala Reale una dozzina di chilometri. Per molti era la prima volta che mettevano piede sull’isola e all’interno del carcere di Cala d’Oliva. Da lassù, la diramazione centrale, si gode un panorama mozzafiato ma non tutti avevano lo stato d’animo adatto per apprezzare le bellezze della natura. In compagnia di una capra con un solo corno, gli operai hanno preso possesso della diramazione centrale, ma l’intenzione (poi riuscita) era quella di trasferirsi nei locali dell’ostello.
Un blitz sul quale sono rimasti puntati gli occhi dei carabinieri, della guardia di finanza e degli uomini del corpo forestale di vigilanza ambientale. Anche se naturalmente il comportamento degli occupanti è stato irreprensibile. L’intenzione è quella di restare sull’Isola dei cassintegrati diversi giorni, anche se tutti sanno bene che soprattutto in questa stagione, l’Asinara è una terra dura da “vivere”. Certo, non mancheranno l’assistenza e la solidarietà da parte di chi lavora sull’isola. In ogni caso sia i giovani sia gli anziani (pochi, per la verità) sanno benissimo che questa vertenza non è finita e che il percorso è ancora lungo per cui un’a zione come questa che attira i media ha la sua importanza.
«L’accordo fra Ramco ed Eni non ci riguarda direttamente», commentano un po’ tutti anche se riconoscono che c’è stato un piccolissimo passo avanti. Ma è ancora poco. I timori potranno svanire quando si arriverà a conoscere il piano industriale della Ramco, quando l’Eni concluderà la trattativa anche sulle forniture e sui debiti pregressi.
Ma solo quando verranno riavviati gli impianti si potrà parlare di schiarita perchè significherà la ripresa della produzioni. Fino ad allora la mobilitazione continua, con lo sprone degli anziani del gruppo e la vivacità dei più giovani. Perche, è bene ricordarlo, più della metà dei lavoratori della Vinyls non supera i trent’anni. E loro, di sicuro, non vogliono assolutamente abbandonare la lotta. Anche sull’Isola dei cassintegrati.
(25 febbraio 2010)
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---------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Contributi per la promozione dei beni culturali, domande entro il 3 marzo
L'Assessorato alla Pubblica istruzione ricorda alle organizzazioni di volontariato del settore culturale che, il 3 marzo 2010, scade il termine per la presentazione delle domande di contributo per il sostegno alle attività di promozione dei beni culturali della Sardegna da realizzare nel 2010.
Le organizzazioni di volontariato dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti:
a) essere iscritte al Registro generale del volontariato, Settore culturale ed eventualmente anche all'Anagrafe unica delle Onlus istituita presso il Ministero delle finanze. Gli statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, dovranno prevedere espressamente lo svolgimento di attività nel settore della tutela, promozione e valorizzazione dei beni d'interesse artistico e storico;
b) svolgere in modo continuativo da almeno cinque anni nel territorio regionale attività di promozione o manifestazioni culturali in siti quali aree archeologiche, monumenti, musei, archivi e altre realtà rilevanti sotto il profilo storico, culturale e artistico, per le quali deve essere documentata anche l’affluenza di pubblico;
c) svolgere le attività in raccordo con istituzioni pubbliche, istituzioni scolastiche e/o soggetti privati operanti nel campo dei beni culturali;
d) nell’ambito di tali attività, prevedere specifici interventi (laboratori didattici, mostre, percorsi culturali, iniziative multilingui, ecc.) in favore di bambini e ragazzi, categorie deboli e/o svantaggiate;
e) essere dotate di un comitato tecnico e scientifico di riconosciuta competenza nel campo dei beni culturali.
Le domande di contributo dovranno pervenire al seguente indirizzo:
Regione Autonoma della Sardegna
Assessorato Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport
Servizio beni culturali, viale Trieste n. 186, 09123 Cagliari
Le organizzazioni di volontariato dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti:
a) essere iscritte al Registro generale del volontariato, Settore culturale ed eventualmente anche all'Anagrafe unica delle Onlus istituita presso il Ministero delle finanze. Gli statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, dovranno prevedere espressamente lo svolgimento di attività nel settore della tutela, promozione e valorizzazione dei beni d'interesse artistico e storico;
b) svolgere in modo continuativo da almeno cinque anni nel territorio regionale attività di promozione o manifestazioni culturali in siti quali aree archeologiche, monumenti, musei, archivi e altre realtà rilevanti sotto il profilo storico, culturale e artistico, per le quali deve essere documentata anche l’affluenza di pubblico;
c) svolgere le attività in raccordo con istituzioni pubbliche, istituzioni scolastiche e/o soggetti privati operanti nel campo dei beni culturali;
d) nell’ambito di tali attività, prevedere specifici interventi (laboratori didattici, mostre, percorsi culturali, iniziative multilingui, ecc.) in favore di bambini e ragazzi, categorie deboli e/o svantaggiate;
e) essere dotate di un comitato tecnico e scientifico di riconosciuta competenza nel campo dei beni culturali.
Le domande di contributo dovranno pervenire al seguente indirizzo:
Regione Autonoma della Sardegna
Assessorato Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport
Servizio beni culturali, viale Trieste n. 186, 09123 Cagliari
fonte
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--------------------------------------------------------------------------------------Lotta agli incendi: approvate prescrizioni regionali antincendi campagna 2010
La Giunta regionale ha approvato le Prescrizioni regionali antincendi relative alla Campagna 2010. Il documento contiene le prescrizioni dirette a contrastare le azioni che possono determinare innesco di incendi e a disciplinare l'uso del fuoco per l'intero anno solare.
Assessore Ambiente Giuliano Uras
CAGLIARI, 23 FEBBRAIO 2010 - Su proposta dell'assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Giuliano Uras, la Giunta regionale ha approvato la delibera di "approvazione delle Prescrizioni regionali antincendi relative alla Campagna 2010”. Il documento contiene le prescrizioni dirette a contrastare le azioni che possono determinare innesco di incendi e a disciplinare l’uso del fuoco per l’intero anno solare.
Tra gli strumenti di prevenzione individuati dall’Assessorato rientra anche la divulgazione a tutte le famiglie sarde di una versione semplificata e di facile lettura delle prescrizioni finalizzate a ridurre il numero degli incendi e i conseguenti danni all’ambiente. La pubblicazione sarà accompagnata da una lettera di sensibilizzazione e illustrazione dell’iniziativa rivolta ai cittadini. Inoltre, il manifesto delle prescrizioni sarà pubblicizzato in tutti gli enti pubblici, comuni, scuole e strutture turistiche e ricettive della Sardegna.
L’assessore, nell’ambito di una corretta e più efficace applicazione del piano, che coinvolge anche il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna, ha impartito all’Ente Foreste della Sardegna, l’indirizzo affinchè lo stesso Ente contribuisca con le proprie maestranze all’attività di prevenzione di competenza dei Comuni, con particolare riferimento al taglio, asportazione e smaltimento del fieno, dei cespugli e dei rifiuti all’interno della fascia perimetrale dei 200 metri, individuata dai piani comunali di emergenza e lungo la viabilità comunale a maggior rischio individuata dal piano regionale antincendi.
“Il patrimonio boschivo e ambientale della Sardegna è un bene insostituibile per la qualità della vita di tutti i sardi, ed è nostro dovere cercare di salvaguardarlo e tutelarlo nel modo più adeguato”, ha precisato l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Giuliano Uras. L’approvazione tempestiva del piano antincendi è uno strumento ulteriore per contrastare la lotta al fuoco e favorire la sensibilità ambientale dei cittadini”, ha concluso l’assessore Uras.
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VIA LIBERA AL PIANO ANNUALE DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Approvato il Piano annuale di formazione professionale per l'annualità 2009/2010. Il Piano, articolato per singoli ambiti provinciali, è finanziato con fondi regionali che saranno trasferiti alle Province. "La formazione di qualità - ha spiegato l'assesssore Manca - può contribuire a dare nuove opportunità ai giovani sardi e a quanti sono in cerca di occupazione".
CAGLIARI, 23 FEBBRAIO 2010 - La Giunta regionale ha approvato il Piano annuale di formazione professionale per l'annualità 2009/2010, contiene le linee guida proposte dall’assessore del Lavoro, Franco Manca. Il Piano, articolato per singoli ambiti provinciali, è finanziato con fondi regionali (pari a 19 milioni 464mila 900 euro) che saranno trasferiti alle Province.
Le otto amministrazioni provinciali hanno provveduto ad analizzare il fabbisogno formativo dei rispettivi territori, consentendo all’Assessorato del Lavoro di predisporre il Piano annuale che individua i destinatari degli interventi, i settori economici di riferimento, i parametri di costo e la ripartizione tra le singole Province delle risorse disponibili, come di seguito illustrato:
- Provincia di Cagliari: 4.869.000 euro
- Provincia di Sassari: 3.273.000 euro
- Provincia di Oristano: 2.173.500 euro
- Provincia di Nuoro: 2.148.000 euro
- Provincia di Olbia Tempio: 1.968.000 euro
- Provincia di Carbonia Iglesias: 1.914.000 euro
- Provincia del Medio Campidano: 1.720.200 euro
- Provincia dell’Ogliastra: 1.399.200 euro
Regione e Province hanno condiviso una strategia di lungo periodo che tiene conto dei cambiamenti socio-economici intervenuti negli ultimi anni, in modo tale da operare in una nuova prospettiva, interpretare i mutamenti intervenuti e leggerli anche alla luce della crisi che investe la società sarda, in tutti i settori.
"Il Piano annuale di formazione professionale - spiega l'assessore Manca - vuole essere uno strumento in grado di aiutare realmente la comunità isolana ad affrontare le sfide del futuro. Desideriamo fornire risposte in grado di integrarsi con le linee di intervento già avviate nella conoscenza, nell’innovazione tecnologica e nel governo del territorio. La formazione di qualità può contribuire a dare nuove opportunità ai giovani sardi e, più in generale, a quanti sono in cerca di occupazione".
Le Province dovranno affidare le attività formative con procedure di evidenza pubblica.
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Fastweb, Swisscom cerca soluzione rapida accuse
Il gruppo era a conoscenza dell'indagine per evasione fiscale
24 febbraio, 11:22
ROMA - Swisscom cerca una risoluzione rapida delle accuse che sono state rivolte alla sua controllata italiana Fastweb. E' quanto si legge in un comunicato diffuso stamattina dal gruppo svizzero di comunicazioni, in cui si ricorda che "Swisscom ha preso atto delle indagini e delle accuse formulate dalle autorità italiane. Al momento dell'acquisizione di Fastweb nel 2007, Swisscom era a conoscenza dell'indagine per evasione fiscale che si era verificata fra il 2003 ed il 2006". In particolare, prosegue ancora la nota, "Swisscom sta attualmente conducendo un'indagine approfondita in merito alle possibili implicazioni collegate agli ultimi sviluppi. Swisscom e Fastweb hanno offerto la loro piena collaborazione agli inquirenti".
Il comunicato di Swisscom ripercorre le tappe della vicenda, spiegando che fra il 2003 e il 2006, "Fastweb ha acquistato e venduto servizi da fornitori italiani, con l'Iva inclusa nel prezzo d'acquisto. Nel gennaio 2007, Fastweb ha reso nota l'esistenza un'indagine nei suoi confronti. Secondo le accuse, i venditori hanno dato luogo a queste transazioni solo per evitare che quell'Iva, pagata da Fastweb, venisse poi versata al Fisco. Come risultato di questa indagine, é emerso che Fastweb non è mai stata pienamente rimborsata dell'Iva". La società svizzera ribadisce quindi che "al tempo dell'acquisizione di Fastweb nel 2007, Swisscom era a conoscenza delle indagini. Secondo due diversi pareri da studi di consulenza, le transazioni erano corrette e Fastweb aveva quindi il diritto alla restituzione dell'Iva. Tenendo conto delle informazioni disponibili al tempo, il rischio che l'Iva non potesse venire recuperata è stato contabilizzato nel prezzo d'offerta per l'acquisto di Fastweb". Swisscom si dice quindi "sorpresa dagli ultimi sviluppi: l'indagine è stata estesa a ulteriori soggetti. Sono stati emessi ordini di cattura contro 56 persone, fra cui 5 persone dell'ex management di Fastweb". Le accuse di violazione delle norme Iva, per un totale di due miliardi di euro di cui 40 milioni per Fastweb, sono state "integrate con accuse di riciclaggio di denaro sporco". La nota si chiude spiegando che i pm hanno chiesto il commissariamento per Fastweb, una soluzione che "secondo gli elementi in possesso al momento non pregiudica la continuazione delle attività aziendali".
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Enti Locali
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Schifani: auspico sì a fondi ad editoria
Presidente Senato: prontia fare la nostra parte
23 febbraio, 14:19ROMA - Il presidente del Senato Renato Schifani è favorevole all'inserimento dei fondi per l'editoria nel decreto Milleproroghe. ''Giudicherei positivamente - dice Schifani ai giornalisti a Palazzo Madama - la soluzione per i fondi all'Editoria. E' cosa che auspico fortemente. Se la Camera dovesse mandarci il decreto modificato soltanto in questo punto, il Senato certamente fara' la sua parte per convertirlo entro i termini di legge''.
fonte ansa









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