
Da tempo si parla di calo nella partecipazione democratica e disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, sia come effetto della fine della contrapposizione ideologica della guerra fredda, sia a causa della percezione della politica come cosa di pochi che occupano posizioni di potere e fanno un po’ quello che gli pare.
L’immagine dei politici è completamente appannata, sono spesso percepiti come inamovibili gestori del potere e delle risorse pubbliche, a cui eventualmente appellarsi in caso di bisogno. Come anche gli scandali degli ultimi tempi hanno indicato, in Italia vi è una forte tendenza a considerare la politica come un gioco di distribuzione di prebende fra amici, parenti, colleghi, soci: chi occupa il posto del gestore favorisce il suo clan, mentre gli amministrati trovano inevitabile rivolgersi al politico di turno per un lavoro, un finanziamento, una leggina ad hoc, un permesso…
Questo modus operandi ha due effetti deleteri:
- la neutralità e l’efficacia amministrativa vengono meno, con conseguente spreco di risorse, bisogni inattesi, blocco dello sviluppo economico, arbitrarietà dei regolamenti e della loro applicazione;
- fra i cittadini si fa avanti una mentalità più tipica del suddito che di un membro del corpo sociale che detiene la sovranità, titolare di diritti inalienabili e doveri nei confronti del resto del corpo sociale.
I cittadini in Italia sono sovrani, ma se lo dimenticano spesso. Politici e amministratori sono solo dei “delegati”, che devono rispondere del loro operato ai cittadini. Non devono essere i cittadini a dipendere dai politici, ma i politici a dipendere dai cittadini.
L’Italia è una repubblica democratica. Repubblica viene dal latino “res publica”, ossia “cosa di tutti”, democrazia viene dal greco “demos (popolo) e kratos (potere)”, ossia governo del popolo: lo Stato Italiano è patrimonio di tutti, da gestirsi con la partecipazione di ciascuno. Le istituzioni, la burocrazia statale, i vari centri amministrativi locali e persino le libere associazioni di cittadini devono rispettare i suddetti principi, garantendo trasparenza, uguaglianza di trattamento per i cittadini e possibilità di partecipazione.
Una democrazia che soffra di disaffezione o in cui i cittadini lascino a politici e amministratori mano libera nella gestione della cosa pubblica, senza chiedere trasparenza, uguaglianza e partecipazione, è di per sé una democrazia mal funzionante. Se il popolo sovrano non partecipa alla gestione dello Stato, il fondamento stesso della repubblica democratica viene meno. Ogni cittadino è, e soprattutto deve considerare se stesso, uno stake holder, ossia detentore di interessi, che deve essere rappresentato nell’arena pubblica. Quando i cittadini non partecipano e non chiedono conto agli amministratori del loro operato, i loro bisogni finiranno per essere ignorati. Rimanendo attivi, invece, essi si garantiscono un migliore funzionamento delle istituzioni, e danno il loro contributo all'arricchimento della vita politica e civile del paese.
Non tutti i bisogni potranno essere soddisfatti (la perfezione non esiste), ma una più attiva partecipazione eviterebbe un’appropriazione del pubblico da parte dei gestori, e permetterebbe la formazione e applicazione di regole chiare e trasparenti che favoriscano la tutela dei diritti di tutti e siano base per uno sviluppo economico armonico dal punto di vista sociale ed ecologico. Non c’è bisogno di un assistenzialismo che mortifica il cittadino, ma di una piattaforma di regole e provvedimenti che favoriscano lo sviluppo delle sue potenzialità e garantiscano suoi i diritti, in primis quello dell’accesso alle risorse pubbliche.
Il discorso ci porta così alla funzione che un’amministrazione locale può avere rispetto alla soddisfazione dei bisogni dei propri cittadini e alla promozione dello sviluppo economico. In questi ultimi anni le amministrazioni comunali sono state fatte responsabili di un gran numero di servizi e di nuovi compiti amministrativi, a cui si è contrapposta una diminuzione delle risorse disponibili, che ha colpito soprattutto i piccoli comuni. In questo panorama è necessario, quindi, che l’azione politica ed amministrativa si faccia sempre più efficace, trasparente ed aperta. Non ci possiamo permettere di sprecare risorse, per cui un metodo decisionale aperto e inclusivo e il controllo sulla bontà delle decisioni prese sono fondamentali.
Il che ci porta a Villanova: al grande attivismo di coloro che sono direttamente coinvolti nella formazione delle liste e dei programmi, si contrappone la poca attenzione o indifferenza del resto del paese. Quest’anno, vista la probabile presentazione di 3 liste, il numero di coloro che sono coinvolti è fortunatamente maggiore. Facendo memoria, ricordo il vecchio schema della vita politica del paese, destra contro sinistra, la politica una cosa per pochi, considerati i soliti volti noti. Un po’ paradossale in un paese di 2500 persone, a misura di democrazia diretta.
Vista la sonnacchiosa atmosfera, e assodato il bisogno di idee, efficienza, trasparenza, nonché la generalizzata reticenza a buttarsi nell’arena politica, che possono fare i soliti noti per coinvolgere il resto della popolazione, generare un sano dibattito sul futuro del paese e far venire a galla esigenze e potenzialità del maggior numero di cittadini possibili? Devono promuovere la partecipazione. L’importante non è solo presentare una lista, ma fare che sia rappresentativa di tutte le categorie sociali del paese, da un punto di vista del genere, età, attività produttive, bisogni e possibilità. L’importante non è solo presentare una lista, ma far si che questa si appoggi a un programma solido, strutturato, innovativo, alla cui stesura abbia contribuito il maggior numero di cittadini possibile.
In questo senso, questa campagna elettorale risulta animata, grazie all’iniziativa di una delle liste (Idea Futuro n.d.r.) da una serie di riunioni pubbliche, generali e tematiche, che spero possano diventare la regola della vita politica del paese.I promotori della lista e coloro che vi hanno aderito hanno deciso di credere nel valore della partecipazione e della condivisione: e infatti le riunioni si sono dimostrate feconde di idee e catalizzatrici di nuove collaborazioni e iniziative. Ne risultata accresciuta la fiducia sulle possibilità di Villanova e nelle capacità dei suoi cittadini di costruirsi un futuro migliore. Sono molte le cose che si possono fare e molte le idee da realizzare. Il Municipio non è una torta da spartire, ma una piattaforma comune da gestire saggiamente.
Perché imitare il malfunzionamento della “grande politica”, se a livello locale possiamo promuovere un miglioramento del modo di fare politica che renda più vero il dettato costituzionale per cui l’Italia è una repubblica democratica?