MISSION

Questo spazio vuole essere una piccola finestra sul mondo e una grande finestra su Villanova. Vi terremo aggiornati sulla situazione della politica locale ma soprattutto Vi intratterremo raccontando il paese attraverso la cultura, la musica, l'arte e il divertimento.

Troverete diverse sezioni sulla destra: il collegamento con BiddanoaTv, Wikipedia in sardo, il traduttore, un po' di musica con l'Ipod, Google map (così vi fate un giro in paese e nel mondo cliccandoci su), le previsioni del tempo, e a breve il sondaggino 'chi vincerà le elezioni comunali?, oltre alle sezioni youtube e lo slideshow con le foto del paese. Buon divertimento
Giovanni Piras

martedì 30 marzo 2010

In Sardegna si vota il 30 e 31 maggio

Un test plurimo per la Sardegna e quindi importante anche per la regione nel suo complesso visto che le urne si apriranno in 176 Comuni e in tutte e 8 le Province secondo questa suddivisione: 30 Comuni in provincia di Cagliari, 7 su Carbonia-Iglesias, 16 nel Medio Campidano, 45 in provincia di Oristano, 28 in quella di Nuoro, 7 nell'Ogliastra, 30 in provincia di Sassari e 13 in quella di Olbia-Tempio.

Elezioni

CAGLIARI, 30 MARZO 2010 - In Sardegna si voterà il 30 e il 31 maggio 2010 per il rinnovo dei consigli provinciali e comunali e per l’elezione diretta dei Presidenti delle Province e dei Sindaci. La data viene fissata dalla Giunta su proposta dell’Assessore Asunis dopo che si è superato con inconsueta rapidità l’ostacolo determinato dall’annullamento dei collegi della provincia di Oristano da parte del TAR Sardegna.

Con la loro ricostituzione è stata dunque identificata la prima data utile, necessariamente per una questione di tempi e per rispettare i termini di legge, nei giorni del 30 e 31 maggio.

L'appuntamento costituisce un importante momento di verifica per tutti gli enti locali interessati, si vota infatti in circa la metà dei Comuni e in tutte le Province.

Ma soprattutto l’appuntamento elettorale costituisce un momento particolarmente significativo per le nuove province che hanno compiuto il loro primo mandato amministrativo e si tratterà quindi di un importantissimo test di verifica di queste nuove istituzioni autonomistiche che hanno compiuto la loro prima.

Il voto elettorale esprimerà quindi il grado di apprezzamento che gli elettori hanno nei confronti di queste nuove istituzioni.

Ma non sono solo le nuove Province quelle interessate all’appuntamento elettorale, anche quelle storiche saranno sottoposte al vaglio elettorale nella loro nuova dimensione dettata dalla nascita delle nuove province e sarà dunque un momento di verifica per i vari territori che vengono rappresentati e gli equilibri che si conseguiranno specie per quanto riguarda le nuove politiche di sviluppo locale.

Ma saranno i Comuni i protagonisti della scadenza elettorale con due comuni capoluogo come Sassari e Nuoro in scadenza ed altri comuni come Quartu e Portotorres che, in questo periodo di crisi, assumono particolare rilevanza.

L’appuntamento elettorale ha quindi un rilievo particolare, rappresenta infatti la prima verifica per le nuove province, un test rilevante per le vecchie province e per i Comuni capoluogo. Un test importante per comuni come Quartu e soprattutto per Portotorres, colpito dalla crisi industriale.

Un test plurimo per la Sardegna e quindi importante anche per la regione nel suo complesso visto che le urne si apriranno in 176 Comuni e in tutte e 8 le Province secondo questa suddivisione: 30 Comuni in provincia di Cagliari, 7 su Carbonia-Iglesias, 16 nel Medio Campidano, 45 in provincia di Oristano, 28 in quella di Nuoro, 7 nell'Ogliastra, 30 in provincia di Sassari e 13 in quella di Olbia-Tempio.

Nella riunione odierna dell’esecutivo che si è tenuta nell'isola dell’Asinara è stato infine deciso che per lo svolgimento delle operazioni elettorali e per gli adempimenti connessi e conseguenti a questa delibera vengono confermate le competenze statali in materia di convocazione di comizi elettorali per il 30 e 31 maggio.

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venerdì 26 marzo 2010

La cosa di tutti, la politica di pochi: l'Italia e Villanova

di Alessandra Arru




Da tempo si parla di calo nella partecipazione democratica e disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, sia come effetto della fine della contrapposizione ideologica della guerra fredda, sia a causa della percezione della politica come cosa di pochi che occupano posizioni di potere e fanno un po’ quello che gli pare.

L’immagine dei politici è completamente appannata, sono spesso percepiti come inamovibili gestori del potere e delle risorse pubbliche, a cui eventualmente appellarsi in caso di bisogno. Come anche gli scandali degli ultimi tempi hanno indicato, in Italia vi è una forte tendenza a considerare la politica come un gioco di distribuzione di prebende fra amici, parenti, colleghi, soci: chi occupa il posto del gestore favorisce il suo clan, mentre gli amministrati trovano inevitabile rivolgersi al politico di turno per un lavoro, un finanziamento, una leggina ad hoc, un permesso…

Questo modus operandi ha due effetti deleteri:

- la neutralità e l’efficacia amministrativa vengono meno, con conseguente spreco di risorse, bisogni inattesi, blocco dello sviluppo economico, arbitrarietà dei regolamenti e della loro applicazione;

- fra i cittadini si fa avanti una mentalità più tipica del suddito che di un membro del corpo sociale che detiene la sovranità, titolare di diritti inalienabili e doveri nei confronti del resto del corpo sociale.

I cittadini in Italia sono sovrani, ma se lo dimenticano spesso. Politici e amministratori sono solo dei “delegati”, che devono rispondere del loro operato ai cittadini. Non devono essere i cittadini a dipendere dai politici, ma i politici a dipendere dai cittadini.

L’Italia è una repubblica democratica. Repubblica viene dal latino “res publica”, ossia “cosa di tutti”, democrazia viene dal greco “demos (popolo) e kratos (potere)”, ossia governo del popolo: lo Stato Italiano è patrimonio di tutti, da gestirsi con la partecipazione di ciascuno. Le istituzioni, la burocrazia statale, i vari centri amministrativi locali e persino le libere associazioni di cittadini devono rispettare i suddetti principi, garantendo trasparenza, uguaglianza di trattamento per i cittadini e possibilità di partecipazione.

Una democrazia che soffra di disaffezione o in cui i cittadini lascino a politici e amministratori mano libera nella gestione della cosa pubblica, senza chiedere trasparenza, uguaglianza e partecipazione, è di per sé una democrazia mal funzionante. Se il popolo sovrano non partecipa alla gestione dello Stato, il fondamento stesso della repubblica democratica viene meno. Ogni cittadino è, e soprattutto deve considerare se stesso, uno stake holder, ossia detentore di interessi, che deve essere rappresentato nell’arena pubblica. Quando i cittadini non partecipano e non chiedono conto agli amministratori del loro operato, i loro bisogni finiranno per essere ignorati. Rimanendo attivi, invece, essi si garantiscono un migliore funzionamento delle istituzioni, e danno il loro contributo all'arricchimento della vita politica e civile del paese.

Non tutti i bisogni potranno essere soddisfatti (la perfezione non esiste), ma una più attiva partecipazione eviterebbe un’appropriazione del pubblico da parte dei gestori, e permetterebbe la formazione e applicazione di regole chiare e trasparenti che favoriscano la tutela dei diritti di tutti e siano base per uno sviluppo economico armonico dal punto di vista sociale ed ecologico. Non c’è bisogno di un assistenzialismo che mortifica il cittadino, ma di una piattaforma di regole e provvedimenti che favoriscano lo sviluppo delle sue potenzialità e garantiscano suoi i diritti, in primis quello dell’accesso alle risorse pubbliche.

Il discorso ci porta così alla funzione che un’amministrazione locale può avere rispetto alla soddisfazione dei bisogni dei propri cittadini e alla promozione dello sviluppo economico. In questi ultimi anni le amministrazioni comunali sono state fatte responsabili di un gran numero di servizi e di nuovi compiti amministrativi, a cui si è contrapposta una diminuzione delle risorse disponibili, che ha colpito soprattutto i piccoli comuni. In questo panorama è necessario, quindi, che l’azione politica ed amministrativa si faccia sempre più efficace, trasparente ed aperta. Non ci possiamo permettere di sprecare risorse, per cui un metodo decisionale aperto e inclusivo e il controllo sulla bontà delle decisioni prese sono fondamentali.

Il che ci porta a Villanova: al grande attivismo di coloro che sono direttamente coinvolti nella formazione delle liste e dei programmi, si contrappone la poca attenzione o indifferenza del resto del paese. Quest’anno, vista la probabile presentazione di 3 liste, il numero di coloro che sono coinvolti è fortunatamente maggiore. Facendo memoria, ricordo il vecchio schema della vita politica del paese, destra contro sinistra, la politica una cosa per pochi, considerati i soliti volti noti. Un po’ paradossale in un paese di 2500 persone, a misura di democrazia diretta.

Vista la sonnacchiosa atmosfera, e assodato il bisogno di idee, efficienza, trasparenza, nonché la generalizzata reticenza a buttarsi nell’arena politica, che possono fare i soliti noti per coinvolgere il resto della popolazione, generare un sano dibattito sul futuro del paese e far venire a galla esigenze e potenzialità del maggior numero di cittadini possibili? Devono promuovere la partecipazione. L’importante non è solo presentare una lista, ma fare che sia rappresentativa di tutte le categorie sociali del paese, da un punto di vista del genere, età, attività produttive, bisogni e possibilità. L’importante non è solo presentare una lista, ma far si che questa si appoggi a un programma solido, strutturato, innovativo, alla cui stesura abbia contribuito il maggior numero di cittadini possibile.

In questo senso, questa campagna elettorale risulta animata, grazie all’iniziativa di una delle liste (Idea Futuro n.d.r.) da una serie di riunioni pubbliche, generali e tematiche, che spero possano diventare la regola della vita politica del paese.I promotori della lista e coloro che vi hanno aderito hanno deciso di credere nel valore della partecipazione e della condivisione: e infatti le riunioni si sono dimostrate feconde di idee e catalizzatrici di nuove collaborazioni e iniziative. Ne risultata accresciuta la fiducia sulle possibilità di Villanova e nelle capacità dei suoi cittadini di costruirsi un futuro migliore. Sono molte le cose che si possono fare e molte le idee da realizzare. Il Municipio non è una torta da spartire, ma una piattaforma comune da gestire saggiamente.

Perché imitare il malfunzionamento della “grande politica”, se a livello locale possiamo promuovere un miglioramento del modo di fare politica che renda più vero il dettato costituzionale per cui l’Italia è una repubblica democratica?

lunedì 22 marzo 2010

Architettura, oltre 2mila firme in 15 ore

Si prepara la grande assemblea in programma lunedì 29 marzo in Piazza Sulis alle ore 10, preceduta da un corteo che partirà alle ore 9.00 dall’Asilo Sella

ALGHERO - In un giorno e mezzo, in meno di quindici ore, oltre duemila persone hanno firmato l’appello rivolto al Presidente della Regione Sardegna, Ugo Capellacci, contro il taglio dei fondi. Intensa la simpatia e caldo il sostegno - tanto da "assediare" letteralmente, in alcuni momenti, il banchetto firme allestito in Piazza Civica - pochissimi, ma sereni e motivati, i dissensi.

La raccolta firme continua nei prossimi giorni mediante altre postazioni predisposte su Alghero e Sassari e prosegue anche on-line sul sito della Facoltà di Alghero (si ricorda a tutti che si tratta di una nuova sottoscrizione, successiva a quella "dei tremila", quindi si può e si deve firmare di nuovo).

Questa fase della campagna avrà il suo momento culminante nella grande assemblea di lunedì 29 marzo in Piazza Sulis alle ore 10.00, preceduta da un corteo che partirà alle ore 9.00 dall’Asilo Sella (via Garibaldi, Alghero). Dopo la vicinanza del Governatore Cappellacci, che contattando telefonicamente il preside Maciocco ha espresso la sua intenzione di risolvere il problema fondi, si attendono i passi decisivi.
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domenica 21 marzo 2010

Surf In Sardinia, internet gratuit








Il progetto prevede centri d’accesso gratuiti a internet in porti e aeroporti sardi. Gli “hot spot” del progetto “Surf in Sardinia” saranno il primo punto di contatto per chi visita l’Isola.

CAGLIARI - Incontro decisivo per l’avvio di “Surf In Sardinia”, il progetto che prevede centri d’accesso gratuiti a internet in porti e aeroporti sardi. L’Assessorato regionale degli Affari generali, rappresentato dal capo di gabinetto Massimiliano Tavolacci e dallo staff della Direzione generale, ha presentato le opportunità tecniche dell'iniziativa al presidente della Rete dei porti sardi, Franco Cuccureddu, ai rappresentanti delle società di gestione dei porti e ad alcuni amministratori locali. Tutti hanno mostrato grande interesse e unanime favore per l’attuazione dell’iniziativa e per i tempi di predisposizione ed esecuzione da parte dell’Amministrazione regionale.

Il progetto, di concerto con l’Assessorato regionale dei Trasporti, prevede la realizzazione di punti d’accesso gratuiti a internet in stazioni portuali e aeroportuali e nei luoghi di maggiore afflusso turistico, come per esempio i porti turistici. Gli “hotspot wifi” saranno fruibili tramite registrazione on line (via cellulare) o off line (nei chioschi informativi attrezzati). Il servizio sarà attivo tutto l’anno.

Gli “hot spot” del progetto “Surf in Sardinia” saranno il primo punto di contatto per chi visita l’Isola, che avrà la possibilità di accedere gratuitamente a servizi informativi legati alla mobilità, al turismo e alla valorizzazione del patrimonio culturale – ambientale. Chi viaggia e sbarca nei porti e negli aeroporti della Sardegna può registrarsi al sistema e avere a disposizione un ‘pacchetto’ di ore gratuito per navigare su internet, avere informazioni sulle località nelle vicinanze e programmare itinerari.

L’avvio di “Surf in Sardinia” è previsto per la stagione estiva. Il 22 marzo è la scadenza, prevista dal bando, per la ricezione delle offerte della gara. Dopo la firma del contratto la società che si aggiudicherà l’appalto avrà a disposizione 30 giorni per attivare i primi 20 hot spot in porti e aeroporti. Si prevede che siano pronti entro giugno. Il cronoprogramma stabilisce la realizzazione di altri 50 punti d’accesso prima del termine dell’estate.

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giovedì 18 marzo 2010

Acqua, tariffe aumentate del 6%



I sindaci contro la privatizzazione. Cherchi: la Regione deve intervenire
di Alfredo Franchini


CAGLIARI. Anche in Sardegna l’acqua sarà privatizzata e i sindaci non solo sono preoccupati ma sono decisi a dare battaglia. I primi cittadini ne hanno parlato nei lavori dell’ultima seduta del Consiglio regionale dell’Anci e hanno deciso di convocarsi per giovedì 25 marzo in assemblea generale.

«L’acqua è un bene di tutti e non deve essere gestita come una merce qualsiasi», è stata la tesi sostenuta dal sindaco di Suelli, Roberto Aru, che ha svolto all’Anci una relazione sullo «stato» del settore idrico. Una situazione che, come tutti gli utenti di Abbanoa sanno, è delicata per una serie di fattori e naturalmente per il rincaro delle tariffe che il commissario dell’Autorità d’ambito ha aumentato del sei per cento, come ha denunciato il presidente dell’Anci, Tore Cherchi.

Il no alla privatizzazione dell’acqua, da parte dei sindaci, è netto. E la data che dovrebbe segnare la svolta è già scritta: il 31 dicembre di quest’anno, giorno in cui, secondo un decreto del governo, cesserà l’affidamento in house del servizio idrico a favore di una gestione totalmente privatizzata o affidata a una società mista pubblico-privata con il socio partecipante almeno al quaranta per cento.

«Tutto questo avviene mentre in Francia stanno tornando indietro dalla privatizzazione», afferma Tore Cherchi, «su un bene primario non devono essere fatti profitti e la privatizzazione all’esterno ha dimostrato di non creare efficienza ma solo maggiori costi per i cittadini». L’Anci si rivolge alla Regione: «Deve rompere il silenzio e battersi per ottenere la deroga prevista dalla legge. La gestione deve restare pubblica». Ma non è tutto. L’associazione dei Comuni è indignata per «il persistere del commissariamento dell’Ato, il Consorzio obbligatorio dei comuni per il servizio idrico integrato. «Il commissario», ricorda Cherchi, «deve limitarsi all’ordinaria amministrazione e indire le elezioni degli organi del consorzio. Invece fa l’esatto contrario: ha aumentato le tariffe e prepara il nuovo Piano d’ambito».
Giovedì 25 i sindaci daranno l’ultimatum alla Regione. Se la Giunta Cappellacci non dovesse intervenire potrebbero essere avviata un’a azione legale. Infine il ruolo di Abbanoa contro cui i cittadini sono sempre più inferociti: «A ragione», sostiene l’Anci in un documento, «perché la carte dei servizi è spesso disattesa». Una gestione che risente della situazione finanziaria sull’orlo del baratro per la sottocapitalizzazione e per le difficoltà nella riscossione delle bollette. E che porta a gravi disfunzioni come risulta, ad esempio, dagli impianti di depurazione: circa la metà ha problemi strutturali e gestionali. In alcune aree a forte vocazione turistica, dove d’estate la popolazione è moltiplicata, gli impianti non reggono. «Servono azioni urgenti per rendere efficiente il servizio integrato». E servono investimenti.

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mercoledì 17 marzo 2010

I like Villanova Monteleone



martedì 16 marzo 2010

Parchi eolici - presidente Cappellacci, li farà Regione e divieto assoluto impianti off-shore

"La Sardegna guarda con grande attenzione allo sviluppo dell'energia dalle fonti rinnovabili - ha spiegato il presidente - e, proprio per questo, abbiamo deciso che, d’ora in poi, la Regione gestirà direttamente, in proprio, la realizzazione dei parchi eolici, con la costituzione della società Sardegna Energia che si occuperà non solo di impianti per la produzione dell’energia dal vento, ma anche di tutte le energie rinnovabili".

CAGLIARI, 12 MARZO 2010 - La Regione ribadisce il suo no agli impianti eolici off-shore ("abbiamo già incaricato l'Ufficio legale di notificare alla Capitaneria di porto la nostra netta opposizione al rilascio di qualsiasi autorizzazione") mentre i parchi eolici tradizionali - fatti salvi i diritti acquisiti e quelli per cui si sono già concluse le procedure - saranno da ora in poi realizzati e gestiti direttamente dalla Regione attraverso un'apposita Agenzia. L’ha annunciato il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, illustrando in una conferenza stampa i contenuti di tre delibere approvate oggi dall’esecutivo regionale. Per il governatore, il blocco dello sviluppo dei parchi eolici nell’isola ("la cui realizzazione è fortemente impattante sul piano ambientale e paesaggistico") non riguarderà solo gli impianti per l’autoproduzione e l’autoconsumo, come nel caso di Portovesme.

"La Sardegna guarda con grande attenzione allo sviluppo dell’energia dalle fonti rinnovabili - ha spiegato il presidente - e, proprio per questo, abbiamo deciso che, d'ora in poi, la Regione gestirà direttamente, in proprio, la realizzazione dei parchi eolici, con la costituzione della società Sardegna Energia che si occuperà non solo di impianti per la produzione dell’energia dal vento, ma anche di tutte le energie rinnovabili".

Riguardo, invece, il progetto di un parco eolico nel Golfo di Cagliari, la Giunta ha previsto che gli uffici legali della Regione notifichino immediatamente, alle Capitanerie di porto interessate, una diffida con cui si manifesta il "dissenso radicale della Sardegna alla realizzazione di simili iniziative", in conformità anche a quanto previsto dalla legge regionale 4 del 2009 (Piano casa) e dalle norme del Piano Paesaggistico.

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lunedì 15 marzo 2010

L’ovvietà e la politica: “ragionevolezze”.






Tempo fa si parlava molto del cosiddetto “principio una chiesa – una moschea”. Il “principio” stabilirebbe una linea d’azione per lo Stato Italiano in tema di autorizzazioni alla costruzione di moschee: lo Stato Italiano concede il permesso per l’edificazione di una moschea se lo Stato di provenienza dei fedeli musulmani accede a far costruire una chiesa. Finalità ultima del “principio” sarebbe educare i paesi e fedeli musulmani al rispetto dei diritti umani, soprattutto la libertà di culto. [1]

Suona ragionevole, ma porta con sé una serie di problemi pratici e questioni di diritto e principio:

- I fedeli musulmani si riuniscono in base alla loro fede, non nazionalità. Se un paio di piccoli paesi concedono il permesso di costruire chiese, lo Stato Italiano concede il permesso per la moschea, o si utilizzerà un qualche sistema basato sulla percentuale delle nazionalità o vale solo se a concedere il permesso sono grandi paesi come Iran, Sudan, Pakistan?

- Chi chiede il permesso per la costruzione della chiesa? Le eventuali comunità cattoliche negli stati a maggioranza musulmana (o veri e propri stati confessionali), lo Stato Italiano o sono i musulmani residenti nel nostro paese a dover sottoporre la questione ai loro Stati?

- In tutti e tre i casi, con quanti Stati l’Italia può permettersi di avere relazioni tese?

- Lo Stato Italiano rispetta la libertà di culto e non è uno stato confessionale, non ha una religione di stato, non è quindi suo compito fare pressioni per la costruzione di nessun tipo di edificio di culto, di nessun credo religioso, in nessun luogo.

- Se davvero si persegue il fine di educare al rispetto della libertà religiosa e rispetto dei diritti umani, come lo si può fare usando i fedeli musulmani in Italia come “ostaggi” delle eventuali dispute in materia fra lo Stato Italiano e i loro Stati di provenienza?

Tutto ciò è detto al netto di considerazioni sulla generale diffidenza riguardo all’Islam, questioni d’integrazione, terrorismo, ed eventualmente di tutela delle identità locali: il principio porta molti problemi e non si occupa di questi temi, che sono quelli che davvero contano.

Dare o no la concessione per la costruzione di un edificio di culto, cattolico, protestante, musulmano, indù, taoista, ecc., è una questione interna allo Stato Italiano, che da solo dovrebbe trovare criteri ragionevoli,che bilancino le varie istanze, per stabilire la possibilità o meno di dare l’autorizzazione.


[1] L’articolo non si occupa di questioni tecniche, non esprime nessun giudizio di valore nei confronti di nessun credo religioso, né si occupa del valore pubblico delle religioni, dei loro contenuti e manifestazioni.

Percorsi di rientro per il Master & Back


Tutti in fila dalle ore 19 di domenica, in attesa della fatidica apertura del protocollo per la consegna delle domande per i percorsi di rientro inseriti nel bando per il Master & Back
Percorsi Rientro: la fila dei laureati

CAGLIARI - Tutto come ampiamente previsto e denunciato dal comitato Master & Back. Tutti in fila dalle ore 19 di domenica, in attesa della fatidica apertura del protocollo per la consegna delle domande per i percorsi di rientro inseriti nel bando per il Master & Back, prevista per le ore 11 di oggi (lunedì). I termini della presentazione delle domande congiunte alla regione, per poter iniziare ad operare, la cui scadenza era inizialmente prevista al 31 marzo, è stata comunque posticipata al 31 maggio 2010.

Nonostante le rassicurazioni politiche sulla copertura finanziaria per tutti i laureati che hanno presentato la domanda di inserimento nelle vetrine regionali (circa 1000 persone altamente qualificate) però, in molti hanno preferito non fidarsi e bivaccare dinnanzi all'agenzia regionale per il lavoro per la consegna delle domande. Montato all'ingresso dell'ufficio regionale un tendone della Protezione civile, c'è il servizio d'ordine e le ambulanze del 118.

Nella foto: la fila dinnanzi agli uffici della Regione questa mattina a Cagliari

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venerdì 12 marzo 2010

Sassari-Olbia, tutti contro l'Anas

I costruttori di Confindustria accusano l'ente di avere tempi lunghissimi e di non far lavorare le aziende sarde. Cappellacci a Berlusconi: "E' emergenza, per la strada servono strumenti straordinari"
di Alfredo Franchini

CAGLIARI. Tra i sardi e l’Anas non c’è mai stato un buon rapporto e dopo le accuse dei politici all’azienda statale delle strade, ieri sono arrivate quelle dei costruttori: «L’Anas è nemica della Sardegna». L’emblema di tutte le strada del disastro è la Sassari-Olbia, inserita prima nei lavori del G8 e ora in procinto di passare sotto le competenze del compartimento Anas della Sardegna. «Con tempi indefiniti se non infiniti». Cappellacci chiede lo stato di emergenza.

Ieri il presidente della Regione ha scritto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi per far presente la «situazione di costante pericolo», l’inadeguatezza della sezione stradale, l’alto tasso di incidenti. «Si tratta», ha scritto Cappellacci, «di una vera e propria emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti, anche straordinari, che la normativa in vigore pone a disposizione del Governo nazionale». Da qui la richiesta di dichiarare lo stato di emergenza «per la realizzazione delle opere già previste per porre in sicurezza la statale». E di chiedere la nomina a commissario per il presidente della Giunta. Una tesi che non convince il deputato Pd Giulio Calvisi: «Due giorni fa doveva esserci l’ordinanza ma nessuno ne sa niente. Cappellacci deve chiarire se c’è stato un provvedimento che riporta tutto alle procedure ordinarie visto che l’emergenza c’era già o se teme che questo possa ancora accadere. Per il resto siamo d’accordo che la Regione abbia un ruolo di supervisione sull’Anas». «Il presidente Cappellacci», afferma Maurizio De Pascale, presidente dell’Ance (i costruttori della Confindustria), «è stato nominato commissario della Vuitton cup che è importante ma un po’ meno della Sassari-Olbia. Quando c’è un’emergenza c’è un commissario».

È probabile che, dopo le critiche dei politici e dei costruttori, nel prossimo consiglio dei ministri Cappellacci divenga commissario per la realizzazione della strada con l’Anas come stazione appaltante. Ieri, nella sede della Confindustria a Cagliari, i costruttori dell’Ance hanno lanciato l’allarme. Hanno chiesto tempi certi per la realizzazione della strada Sassari-Olbia, la nomina di Cappellacci come commissario straordinario per i lavori e hanno rivendicato per le imprese regionali un ruolo di primo piano e non il solito subappalto. Ma l’emblema della battaglia anti-Anas è proprio la Sassari-Olbia. I costruttori sono pronti a dare battaglia se, soprattutto sulle date e sui subappalti, non avranno risposte immediate. «Siamo preoccupati», spiega Maurizio De Pascale, «eravamo d’accordo sulla partenza immediata con i fondi disponibili, 160 milioni sui 620 che occorrono per realizzare l’o pera. Ne mancavano 460 ma si poteva incominciare magari anche con forme di finanziamento come il project financing o il leasing in costruendo. Ora però le notizie che si stanno accavallando non ci lasciano tranquilli». Ma sul tavolo c’è anche un’altra possibilità: utilizzare i 160 milioni disponibili dividendoli in tutti i lotti che compongono la strada (sono otto); venti milioni per ogni lotto in modo, però, da non lasciare una delle solite incompiute. Il no alle imprese sarde solo in subappalto è stato categorico: «Non lo tollereremo mai più», ha affermato il presidente dell’Ance Sardegna, «e per questo chiediamo che il presidente Cappellacci sia nominato commissario per la realizzazione di quest’opera». All’i ncontro in Confindustria hanno partecipato i rappresentanti dei costruttori del Sassarese e della Gallura, territori direttamente interessati ai lavori. «Dovrebbe arrivare un decreto del presidente del Consiglio», ha sostenuto Andrea Piredda, presidente Ance per la provincia di Sassari, «ci avevano garantito le procedure d’urgenza. E ci auguriamo che le imprese sarde siano in prima fila. Se così non fosse faremo battaglia». Costruttori, dunque, in trincea.

«Non ricordo una sola gara bandita dall’Anas e aggiudicata a un’impresa sarda. Non parlo della rete stradale nella penisola, parlo delle nostre strade. Ora diciamo basta e siamo pronti a forme di lotta per noi inconsuete. Su questo punto non faremo mezzo passo indietro».

E le cifre del settore edile parlano chiaro: «Siamo passati da 72 mila a 62 mila addetti nel settore costruzioni. Diecimila posti di lavoro che non ci sono più. A Nuoro c’è stato un calo del 60% e a Sassari quasi del trenta per cento. Vogliamo fare gli imprenditori con un sistema di certezze». Il timore è che le decisioni, se davvero dovesse decidere la sede centrale dell’Anas, potrebbero determinare la lentenza se non il blocco del cantiere.
(12 marzo 2010)
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giovedì 11 marzo 2010


Più risorse nel bando degli indigenti per il Pecorino Romano Dop: da 8 a 9,3 milioni di euro. Quest’anno nel Programma nazionale di aiuti per le fasce più deboli della società ci sarà più Pecorino Romano Dop

Pecorino, 9 milioni di euro in arrivo

CAGLIARI - Quest’anno nel Programma nazionale di aiuti per le fasce più deboli della società ci sarà più Pecorino Romano Dop. Grazie al lavoro di mediazione dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, il ministero delle Politiche agricole ha dato il via libera all’incremento di risorse destinate a una delle eccellenze dell’agro-alimentare della Sardegna.

Rispetto al 2009, lo stanziamento potrà contare su 1 milione di euro in più, raggiungendo la somma complessiva di 9,3 milioni di euro. Soddisfatto l’assessore Andrea Prato: «Nonostante la sensibile riduzione dei fondi comunitari a disposizione per il comparto lattiero-caseario, abbiamo lavorato per assicurare un incremento di finanziamento per il Pecorino Romano sul bando per gli indigenti di Agea».

«È un risultato positivo per tutti - ha aggiunto Prato - soprattutto per i nostri produttori ovini. Ringrazio per la sua sensibilità il ministro Zaia, che ancora una volta ha dimostrato di essere attento alle esigenze del settore in un momento di profonda crisi dell’agro-zootecnia a ogni livello».

Nella foto: l'assessore regionale Andrea Prato

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martedì 9 marzo 2010

L’ovvietà e la politica


Da sempre aborro lo stile cosiddetto “asciutto americano” di alcuni giornalisti e pubblicisti, che fanno seguire un’affermazione da un punto e dalla parola “ovvio” (“…affermazione. Ovvio.”), o da un “come tutti sappiamo” (“… affermazione. Come tutti sappiamo.”). A parte essere grammaticalmente scorretto, trovo che sia un’orrida petizione di assenso nei confronti del pubblico. Risulta anche un ottimo trucco oratorio per distrarre dall’affermazione espressa: il lettore è portato a pensare che se l’affermazione è definita “ovvia”, che se “tutti lo sappiamo”, deve trattarsi di qualcosa di scontato e largamente condiviso. Siccome però si tratta, di una tecnica oratoria, di fatto abbonda specialmente in scritti facilmente contestabili. Andate a rileggervi i giornali italiani: a parte qualcuno che ha il vizio di scrivere come con il telegrafo, il “come ovvio” e il “come tutti sappiamo” si trovano soprattutto in editoriali, lettere, commenti e blog. Consiglio a proposito un editoriale apparso su “Il Giornale” di sabato 13 febbraio 2010 in cui si parlava di un documento pubblico della UE in cui si esortavano i cittadini a risparmiare acqua: so vedrá come a colpi di “ovvio” e “come sappiamo”, a parte riesumare una massiccia dose di vecchi luoghi comuni, si arrivi a ridicolizzare l’intero movimento ambientalista (finisce che ci chiederanno di non lavarci, si chiosa alla fine l’articolo).

Sempre rimanendo nel campo della comunicazione, ”ovvio” e “come sappiamo” sono un po’ la regola della comunicazione politica. Sembra che sia diffusa l’opinione che i cittadini siano incapaci di capire concetti più complicati del 2+2, i nostri generosi politici, creatori di slogan e pubblicitari si incaricano di evitare accuratamente qualsiasi forma di comunicazione che vada oltre ciò che è “ovvio” e “ciò che tutti già sappiamo”. Così trionfano i “partiti del fare” e “candidati del fare”, un’ondata di superficialità con cui si avvolge la società. Pare che le continue scadenze elettorali, tutti questi “test politici” con cui si balocca qualsiasi detentore di potere pronto a rafforzare le sue posizioni, di per sé non favoriscano un pensiero un po’ meno basato sull’ovvietà. “Partito del fare”… ma fare cosa?!

Fra gli slogan preferiti é famoso “padroni a casa nostra”, di origine leghista, ma oramai adottato ovunque. Giustamente, ognuno vuole essere padrone a casa sua: un luogo privato in cui si rifugia dopo il lavoro, dove va in giro in tuta e vecchie ciabatte, il luogo degli affetti. All’esterno le regole altrui, dentro le regole che ognuno si fa da sé. Proiettando questa immagine sullo spazio pubblico, chiunque io non consideri padrone di questo spazio, è un ospite, e, come ogni ospite per bene, non deve essere invadente. Si badi bene, il discorso non vale solo per gli immigrati, ma per varie categorie di persone a turno escluse dal dibattito pubblico: giovani, donne, disabili, anziani, bambini, disoccupati, precari etc., le cui esigenze rimangono di volta in volta ignorate.

Lo spazio pubblico, lo Stato, non é esattamente la casa di nessuno, ma la casa di tutti, dove le regole si negoziano e devono tenere conto di esigenze, convenzioni, novità. A guardar bene, non è ciò che succede anche nelle case private, dove le regole si fanno con il partner, con i figli e persino con i vicini? Lo slogan “padroni a casa nostra” si basa su una utopica idea di casa, e crea, cosa ben più grave, un fraintendimento rispetto al valore, contenuto e funzionamento dello spazio pubblico, portando a pensare di poter includere o escludere qualcuno a piacimento, come si farebbe in un luogo privato. In ogni casa normale, le regole si creano attraverso una mediazione degli interessi, con il fine di stabilire rutine e automatismi condivisibili per una armonica convivenza. Così è, e a maggior ragione, nello spazio pubblico, che è pubblico, cioè di tutti e non posseduto o regolato in esclusiva da qualcuno in particolare. Padroni a casa nostra va bene, ma è meglio se ci si ricorda delle suddette ovvietà.

Alessandra Arru

lunedì 8 marzo 2010

Operai Alcoa di Portovesme sbarcano all'Asinara


Operai Alcoa di Portovesme sbarcano all'Asinara
Isola gia' occupata da gruppo lavoratori Vinyls di Porto Torres
04 marzo, 12:12

(ANSA) - SASSARI, 4 MAR -Un gruppo di lavoratori dell'Alcoa di Portovesme e' sbarcato all'Asinara, l'isola gia' occupata dagli operai della Vinyls di Porto Torres. L'Asinara e' stata ribattezzata 'l'isola dei cassintegrati'. Si e' voluto creare, cosi', un ponte tra le crisi industriali del Nord e il Sud della Sardegna: vertenze che vedono migliaia di lavoratori in lotta per la salvaguardia del posto di lavoro.