L'Assessorato della Difesa dell'ambiente ha ulteriormente prorogato al 30 novembre 2010 i termini per la conclusione delle opere nel campo del risparmio energetico e del contenimento dell'inquinamento luminoso, in considerazione delle numerose richieste presentate dagli enti beneficiari del cofinanziamento.
Entro il prossimo 30 giugno, gli enti locali dovranno comunicare al Servizio della Sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi dell'Assessorato, lo stato di attuazione degli interventi e i tempi previsti per la conclusione, utilizzando l'apposito modello predisposto.
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giovedì 20 maggio 2010
Fondi per l'illuminazione pubblica, prorogata la conclusione delle opere
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giopir
alle
12:00
venerdì 14 maggio 2010
Elezioni, favori e debito pubblico.
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giopir
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11:37
Dalla metà degli anni 90 la politica italiana è caratterizzata dal costante aumento dell’astensione e dal costante svolgimento di votazioni (elezioni o referendum) e dalla tendenza delle elite politiche a interpretare le elezioni come continui “test politici”.
Quante volte siete stati “chiamati alle urne” negli ultimi 15 anni? Compresi i referendum, una ventina di volte.
Viviamo in una campagna elettorale permanente: politiche, amministrative regionali, amministrative provinciali, amministrative comunali, amministrative posticipate (come in Sardegna quest’anno), elezioni anticipate, referendum, elezioni europee.
Abbiamo votato nel 2006, quindi eravamo in campagna elettorale dal 2005, poi elezioni anticipate nel 2008, nel 2009 ci siamo occupati di prepararci per le amministrative del 2010 e fra un po’ bisognerà iniziare a preoccuparsi delle elezioni politiche del 2013, sempre che nel frattempo non spuntino altre amministrative, o non cada il governo.
Una continua, insistente campagna elettorale. Una insostenibile campagna elettorale.
Perché una continua campagna elettorale è insostenibile? Spesso, purtroppo l’anno prima delle elezioni sembra un “leggificio”, per l'improvvisa distribuzione di provvedimenti, opere, assunzioni e finanziamenti. Che cosa pensiamo di solito di fronte alle improvvise attenzioni dei politici? “Eh, si vede che ci sono le elezioni”… Controllando il numero delle leggi adottate dai governi regionali in periodo pre-elettorale, si può facilmente averne conferma: in media un aumento del 25% del numero dei provvedimenti, con punte del 200%.
A parte la realizzazione di atti dovuti e convenienti alla collettività e che invece si sarebbero dovuti intraprendere ben prima della scadenza elettorale, che tipo di provvedimenti sono quelli adottati a ridosso delle elezioni? Sono di solito la distribuzione di “favori” a persone o gruppi particolari, che non portano beneficio all’insieme dei cittadini, però spendendo soldi che sono di tutti i cittadini.
Tutto ciò ha conseguenze negative sulle finanze pubbliche locali e nazionali: non rimangono soldi per i servizi fondamentali, come scuola, sanità, politiche sociali, sostegno all’economia e intanto cresce il debito pubblico (su cui si paga un interesse).
Con il nostro “ceto politico” occupato in questa continua campagna elettorale, che programmazione, che logica di medio e lungo periodo ci si può aspettare? Se pure si rintraccia una certa coerenza nell’azione di governo, sia locale che nazionale, questa sindrome da continua campagna elettorale causa sprechi, favoritismi, mancanza di trasparenza, relazioni di tipo clientelare fra cittadini ed amministratori. E se molti cittadini votano in base a questa impropria distribuzione di prebende, come possono valutare l'effettiva efficacia e convenienza di un certo governo o amministrazione?
Qualcuno dice che questo sistema di concessione di “favori” sia la base della pace sociale in Italia: avremo pure bassi stipendi e alta tassazione, ma, chi più chi meno, abbiamo accesso a questo tipo di “integrazione del reddito”. Ragion per cui nessuno davvero protesta per questo stato di cose: chiediamo “piaceri” all’eletto di turno, votiamo per convenienza e scambio.
In questo modo si forma un circolo vizioso di cattivo uso delle risorse pubbliche, servizi pubblici inefficienti, bassi redditi che vanno investiti in parte in supplire alle mancanze dei servizi pubblici, quindi richiesta di nuovi “favori” ai politici di turno per integrare il basso reddito, nuovi sprechi, pochi soldi per i servizi pubblici ecc. ecc.
Inoltre, già da qualche anno l’Italia funziona in base a un deficit permanente, ossia, lo Stato fa tutto “a debito”. Un po’ come tutti gli Stati, bisogna dirlo. Comunque sia, e al netto di considerazioni sulla sostenibilità dell’attuale sistema finanziario internazionale, fare debiti e poi sprecare non è un comportamento sano.
Solo che non sprecare non vuol dire unicamente tagliare la spesa pubblica, ossia, come vediamo nel caso greco, tagliare lo stato sociale. Non sprecare significare prima di tutto utilizzare meglio le risorse a disposizione, creando valore aggiunto per tutti e sostenibilità.
Vuoi mettere la soddisfazione di non farti dire dal burocrate del Fondo Monetario Internazionale che devi tirare la cinghia, che ti tagliano lo stipendio, la pensione, le prestazioni sanitarie, i fondi alle scuole, ti aumentano l’IVA anche sul pane, la pasta, l’acqua, la carne e gli ortaggi e altri beni di prima necessità?
Ammetto che in Italia questo implicherebbe un profondo cambio di mentalità, sia dei cittadini, che dei politici, che di colore che lavorano nelle pubbliche amministrazioni, per creare una nuova maniera di bilanciare interessi privati e pubblici.
Non so esattamente quale sia la situazione villanovese riguardo questo tipo di “welfare sostitutivo”,ma candidati, sostenitori, cittadini e beneficiari di finanziamenti pubblici, dovrebbero cominciare a riflettere su come raggiungere una migliore gestione dei fondi pubblici (di ognuno di noi), per il beneficio di tutti. Un investimento pubblico, deve sempre creare qualche tipo di valore aggiunto per la collettività, deve essere un investimento per creare una migliore situazione socio-economica, non solo un modo di mantenere lo status quo. Qualcosa che permetta di nuotare, non solo galleggiare.
Alessandra Arru
Quante volte siete stati “chiamati alle urne” negli ultimi 15 anni? Compresi i referendum, una ventina di volte.
Viviamo in una campagna elettorale permanente: politiche, amministrative regionali, amministrative provinciali, amministrative comunali, amministrative posticipate (come in Sardegna quest’anno), elezioni anticipate, referendum, elezioni europee.
Abbiamo votato nel 2006, quindi eravamo in campagna elettorale dal 2005, poi elezioni anticipate nel 2008, nel 2009 ci siamo occupati di prepararci per le amministrative del 2010 e fra un po’ bisognerà iniziare a preoccuparsi delle elezioni politiche del 2013, sempre che nel frattempo non spuntino altre amministrative, o non cada il governo.
Una continua, insistente campagna elettorale. Una insostenibile campagna elettorale.
Perché una continua campagna elettorale è insostenibile? Spesso, purtroppo l’anno prima delle elezioni sembra un “leggificio”, per l'improvvisa distribuzione di provvedimenti, opere, assunzioni e finanziamenti. Che cosa pensiamo di solito di fronte alle improvvise attenzioni dei politici? “Eh, si vede che ci sono le elezioni”… Controllando il numero delle leggi adottate dai governi regionali in periodo pre-elettorale, si può facilmente averne conferma: in media un aumento del 25% del numero dei provvedimenti, con punte del 200%.
A parte la realizzazione di atti dovuti e convenienti alla collettività e che invece si sarebbero dovuti intraprendere ben prima della scadenza elettorale, che tipo di provvedimenti sono quelli adottati a ridosso delle elezioni? Sono di solito la distribuzione di “favori” a persone o gruppi particolari, che non portano beneficio all’insieme dei cittadini, però spendendo soldi che sono di tutti i cittadini.
Tutto ciò ha conseguenze negative sulle finanze pubbliche locali e nazionali: non rimangono soldi per i servizi fondamentali, come scuola, sanità, politiche sociali, sostegno all’economia e intanto cresce il debito pubblico (su cui si paga un interesse).
Con il nostro “ceto politico” occupato in questa continua campagna elettorale, che programmazione, che logica di medio e lungo periodo ci si può aspettare? Se pure si rintraccia una certa coerenza nell’azione di governo, sia locale che nazionale, questa sindrome da continua campagna elettorale causa sprechi, favoritismi, mancanza di trasparenza, relazioni di tipo clientelare fra cittadini ed amministratori. E se molti cittadini votano in base a questa impropria distribuzione di prebende, come possono valutare l'effettiva efficacia e convenienza di un certo governo o amministrazione?
Qualcuno dice che questo sistema di concessione di “favori” sia la base della pace sociale in Italia: avremo pure bassi stipendi e alta tassazione, ma, chi più chi meno, abbiamo accesso a questo tipo di “integrazione del reddito”. Ragion per cui nessuno davvero protesta per questo stato di cose: chiediamo “piaceri” all’eletto di turno, votiamo per convenienza e scambio.
In questo modo si forma un circolo vizioso di cattivo uso delle risorse pubbliche, servizi pubblici inefficienti, bassi redditi che vanno investiti in parte in supplire alle mancanze dei servizi pubblici, quindi richiesta di nuovi “favori” ai politici di turno per integrare il basso reddito, nuovi sprechi, pochi soldi per i servizi pubblici ecc. ecc.
Inoltre, già da qualche anno l’Italia funziona in base a un deficit permanente, ossia, lo Stato fa tutto “a debito”. Un po’ come tutti gli Stati, bisogna dirlo. Comunque sia, e al netto di considerazioni sulla sostenibilità dell’attuale sistema finanziario internazionale, fare debiti e poi sprecare non è un comportamento sano.
Solo che non sprecare non vuol dire unicamente tagliare la spesa pubblica, ossia, come vediamo nel caso greco, tagliare lo stato sociale. Non sprecare significare prima di tutto utilizzare meglio le risorse a disposizione, creando valore aggiunto per tutti e sostenibilità.
Vuoi mettere la soddisfazione di non farti dire dal burocrate del Fondo Monetario Internazionale che devi tirare la cinghia, che ti tagliano lo stipendio, la pensione, le prestazioni sanitarie, i fondi alle scuole, ti aumentano l’IVA anche sul pane, la pasta, l’acqua, la carne e gli ortaggi e altri beni di prima necessità?
Ammetto che in Italia questo implicherebbe un profondo cambio di mentalità, sia dei cittadini, che dei politici, che di colore che lavorano nelle pubbliche amministrazioni, per creare una nuova maniera di bilanciare interessi privati e pubblici.
Non so esattamente quale sia la situazione villanovese riguardo questo tipo di “welfare sostitutivo”,ma candidati, sostenitori, cittadini e beneficiari di finanziamenti pubblici, dovrebbero cominciare a riflettere su come raggiungere una migliore gestione dei fondi pubblici (di ognuno di noi), per il beneficio di tutti. Un investimento pubblico, deve sempre creare qualche tipo di valore aggiunto per la collettività, deve essere un investimento per creare una migliore situazione socio-economica, non solo un modo di mantenere lo status quo. Qualcosa che permetta di nuotare, non solo galleggiare.
Alessandra Arru
domenica 2 maggio 2010
Buche a Biddanoa
Pubblicato da
giopir
alle
11:37
Strade dissestate e diserbanti chimici a Villanova Monteleone
Buche a Biddanoa from BiddanoaTv on Vimeo.
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